alla ricerca della Felicità

Alla ricerca della felicità

Iniziamo questa riflessione sulla felicità guardando un video di Steve Cutts.

Felicità

Tante e tante cose sono già state scritte e dette intorno alla felicità, e un fiume ancora se ne può dire. Nella semplicità mi limito a condividere due pensieri, due approcci diversi che si possono illuminare reciprocamente…

“Tutti la vogliamo. Tutti la bramiamo. Tutti ci sforziamo di raggiungerla. Persino il Dalai Lama ha detto: “Il vero scopo della vita è la ricerca della felicità”. Ma che cos’è esattamente? La parola felicità ha due significati molto diversi. Quello più comune è “sentirsi bene”. In altre parole, provare un senso di piacere, contentezza o gratificazione. A tutti noi piacciono queste sensazioni, quindi chiaramente le rincorriamo. Come tutte le emozioni umane, però, le sensazioni di felicità non durano.

Per quanto ci sforziamo di trattenerle, ogni volta scivolano via. E, come vedremo, una vita dedicata all’inseguimento di queste belle sensazioni è, sul lungo periodo, profondamente insoddisfacente. In realtà più rincorriamo le sensazioni piacevoli, più tendiamo a soffrire di ansia e depressione.

Bambina in un campo. Felicità
Felicità

L’altro significato della parola “felicità”, molto meno comune, è “vivere una vita ricca, piena e significativa”. Quando agiamo in nome di ciò che conta veramente nel profondo del nostro animo, ci muoviamo nelle direzioni che consideriamo degne e preziose, chiariamo cosa è importante per noi nella vita e ci comportiamo di conseguenza, allora la nostra esistenza diventa ricca, piena e significativa, e proviamo un forte senso di vitalità.

Non si tratta di una sensazione fugace: è un senso profondo di una vita ben vissuta. E per quanto una vita di questo tipo ci darà sicuramente molte sensazioni piacevoli, ce ne darà anche di spiacevoli, come tristezza, paura e rabbia. Dobbiamo metterlo in conto. Se viviamo una vita piena, proveremo l’intera gamma delle emozioni umane. […] Crearsi una vita degna di essere vissuta è un’impresa enorme, perciò ti prego di prenderti il tempo per rendertene conto” (Cfr. Russ Harris, La trappola della felicità, Erikson 2010, pp. 23-24).

La prima bella notizia che mi sembra emergere da questa prima riflessione è che tutt@ possiamo in qualche modo essere felici. Il guaio è che spesso ci inganniamo e pensiamo che la felicità sia sempre un po’ più in là di dove siamo, oppure che sia per forza qualcosa di sconvolgente euforia – se no, non è felicità. E così finiamo per perderci le piccole gioie, le sfumature: il gusto di mezzo chilo di ciliegie, lo sguardo luminoso di un passante, l’aria fresca e pulita dopo un temporale, un caffè con un amic@…

Ciliegie in un piattino
Felicità

La seconda bella notizia è che non è mai troppo tardi per imparare e re-imparare di nuovo ad essere felici, a gustare ciò che di buono ci offre la vita, coltivare un sogno.

Ma non voglio banalizzare la questione. Non dimentichiamoci che per tante persone felicità è avere un tetto sulla testa e un pezzo di pane da mangiare, e per un’altra fetta di mondo anche questo è un sogno. Sì, occorre ricordarsi anche degli altri, fare del nostro meglio affinché le condizioni di vita siano migliori per tutti, in una logica di solidarietà e condivisione.

La realtà è che la vita comprende anche il dolore. Non c’è modo di evitarlo. È così. Per tutti. In queste difficoltà, in questi momenti di sofferenza, a più di qualcuno potrebbe far rabbia sentir parlare di felicità. Comprensibile. Ci vuole umiltà.

Credo comunque importante provare a non fermarsi sulla superficie, ma chiedersi nel profondo: cos’è importante per me nella vita? E cercare – entro i limiti di ciò che è possibile – azioni concrete per muoversi in quella direzione e realizzare i nostri valori più profondi (e perché non fare questa riflessione anche insieme, come comunità?). Probabilmente pulire casa non sarà entusiasmante ma se ciò che ci spinge è l’amore, verso se stessi o i propri cari, forse qualcosa cambia… almeno un po’. Mi sembra di percepire una certa relazione tra felicità e infelicità, che però non è antitesi o contraddizione.

Felicità

Per aiutarmi prendo in prestito un’altra riflessione:

“La felicità non deve mai essere un paravento o uno schermo dietro cui nasconderci per dimenticare le avversità. Piuttosto deve diventare il carburante che ci aiuta ad affrontarle, come diceva Claudel: La felicità non è il fine, ma il mezzo della vita. È lo strumento che ci permette di sopportare il lato oscuro della vita. Se ne siamo privi, l’esistenza ci appare solo come un susseguirsi di problemi e di preoccupazioni, a volte di tragedie.

E in effetti è così. Fortunatamente non è solo questo: è anche un susseguirsi di gioie e di scoperte, che ci aiutano a superare le avversità e ci motivano ad andare avanti, qualunque cosa accada. Inutile, insomma, andare in cerca di una felicità artefatta e fuori stagione, neanche fosse uno di quegli ortaggi inquietanti che si coltivano nelle serre in pieno inverno. La sola felicità che conti è quella che si radica nelle stagioni della nostra vita: ammaccata, irregolare, imprevedibile, ma anche più gustosa, perché ha una storia che la fa più saporita e appetitosa.

Accettare l’infelicità non significa desiderarla, alimentarla o subirla. Significa semplicemente riconoscere la sua oscura presenza, sapere che si manifesterà sempre, in tutte le epoche della nostra vita, a volte con folate leggere (le piccole imperfezioni dei nostri momenti felici), a volte con violente tempeste (le ore più cupe della nostra esistenza). Significa anche ammettere che domani, o dopodomani, ciò che oggi ci sembra contrario potrebbe invece apparire come un’occasione dolorosa – certo, ma foriera di trasformazioni positive. Bisogna per forza trovare un significato, positivo o negativo? Bisogna per forza attribuire una coerenza a tutto ciò che ci succede? Non è meglio accettarlo, schiudere le labbra e sorridere al Mistero? È a questo che ci invita con lungimiranza di poeta, Christian Bobin: “Ho capito presto che il vero aiuto non somiglia mai a come lo immaginiamo. Ora riceviamo uno schiaffo, ora un mazzo di lillà, ed è sempre lo stesso angelo a distribuirci i suoi favori. La vita si illumina del suo essere incomprensibile”. (Christophe André, E non dimenticarti di essere felice, Mondadori 2015, pp. 21-22).

Fiore di loto. Felicità
Felicità

Queste parole sono un invito a vivere in profondità, a rimanere aperti a ciò che la vita offre. Ecco, quindi, in conclusione… nessuna conclusione! Nessuna ricetta magica per essere felici e vivere una vita in pienezza. E qui viene il bello (e a volte il difficile) perché adesso tocca a te! (e a ciascun@ di noi).

Buona Vita!

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