Are you Re.A.Dy.? Yes we are!

Ieri sabato 14 ottobre l’Arcigay di Piacenza ha organizzato un presidio in piazza Mercanti, sotto le finestre del Municipio, per manifestare contro la decisione dell’amministrazione comunale del 5 ottobre scorso di uscire dal progetto “Ready” la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Anche noi MCC eravamo presenti e siamo stati invitati a parlare.

Ecco il discorso che avevo preparato per la manifestazione.

 

 

Introduzione.

 

Ringrazio l’Arcigay di Piacenza per l’invito a partecipare a questa manifestazione e per avermi chiesto di parlare a nome della chiesa che rappresento.

 

Cosa ci fanno un prete e una chiesa a questa manifestazione? – vi chiederete.

 

 

Prete queer discriminato.

 

Io oggi sono qui innanzitutto come prete queer genderfluid direttamente implicato nella decisione del comune di Piacenza di uscire dalla rete Re.A.Dy. Io stesso ho subito discriminazioni a più riprese a motivo della mia identità di genere.

E non solo da parte delle istituzioni religiose, ma anche pubbliche.

Questo non può e non deve accadere in uno Stato democratico!

Ma visto che purtroppo accade ancora, è fondamentale che le Amministrazioni aderiscano alla rete Re.A.Dy. Uscire da questo progetto significa contribuire all’aumento della discriminazione in Italia.

 

 

Una chiesa ferita da questa decisione.

 

Inoltre sono qui anche come rappresentate italiano di una chiesa che fin dalla sua nascita si è sempre schierata per i diritti delle persone LGBT: la MCC, Metropolitan Community Churches.

E la grave delibera del Comune di Piacenza ci tocca nel profondo, perché siamo un movimento mondiale che lavora per i diritti umani e per la costruzione di un mondo inclusivo e rispettoso verso chiunque.

E questa uscita ferisce nel profondo questo nostro sogno.

 

 

La rete Re.A.Dy.

 

Nella carta d’intenti della rete Re.A.Dy. si legge: In Italia le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (lgbt) non godono ancora di pieni diritti e spesso vivono situazioni di discriminazione. Risulta pertanto importante l’azione delle Pubbliche Amministrazioni per promuovere sul piano locale politiche che sappiano (…) migliorare la qualità della vita delle persone LGBT creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi. L’affermazione dei diritti delle persone costituisce infatti il presupposto per la costruzione di una compiuta cittadinanza.

 

 

Una grave ferita ai diritti.

 

L’uscita della città di Piacenza dalla rete Re.A.Dy lede in modo grave i nostri diritti di persone LGBT e insieme quelli di ogni cittadino italiano ed europeo. Qui infatti non si tratta dei diritti degli uni o degli altri; e men che meno degli uni contro quelli degli altri. Si tratta piuttosto del diritto universale alla compiuta cittadinanza.

Finchè anche solo una persona LGBT subirà un atto di discriminazione legato alla propria identità di genere o all’orientamento sessuale, la cittadinanza non potrà dirsi compiuta e la democrazia realizzata nella Repubblica Italiana e nell’Unione Europea insieme.

 

 

Troppa discriminazione. E troppi silenzi.

 

Troppi sono ancora gli episodi di discriminazione che noi persone LGBT subiamo in continuazione. E troppo assordante è il silenzio delle folle di fronte a questi misfatti.

La scorsa estate abbiamo assistito a una escalation di omo-bi-transfobia molto preoccupante e – ahimè – coperta dal silenzio mediatico: le notizie sono rimbalzate attraverso la rete, ma non vi è stata denuncia sui media nazionali. Sintomo di una situazione culturale molto grave!

Riteniamo quindi essenziale che le Istituzioni pubbliche si schierino con decisione e chiarezza dalla parte dei diritti umani di chiunque. Al di là del proprio orientamento politico.

Anche le chiese dovrebbero farlo, proprio in nome del messaggio evangelico di cui sono portatrici. Ma troppo spesso (e – ahimè – anche in questa occasione) preferiscono stare nell’armadio della loro sacrestie e non fare coming out.

 

 

Noi MCC ci mettiamo la faccia!

 

Noi MCC, invece, siamo qui e ci mettiamo la faccia!

Perché per noi Vangelo e diritti umani vanno di pari passo; e non possiamo annunciare un messaggio di amore universale e inclusione, se non schierandoci chiaramente e pubblicamente dalla parte dei diritti umani di chiunque.

 

 

Gesù contro la famiglia tradizionale.

 

E visto che alcuni partiti pretendono di farsi garanti di presunti valori cristiani, noi siamo qui per dichiarare con forza che quel modello di famiglia che loro propongono non è affatto in linea con il messaggio dei Vangeli. Perché fin dai suoi inizi il movimento che fece capo all’ebreo Jeshuà era radicalmente contrario alla famiglia tradizionale.

Uno dei più gradi biblisti italiani (Mauro Pesce) ha dimostrato che tra il movimento di Gesù e l’istituto familiare vi era una radicale opposizione. E l’antropologo Francesco Remotti afferma: “con Gesù assistiamo alla distruzione della famiglia in quanto tale”.

È interessante vedere come dei partiti politici si schierino a salvaguardia di valori che loro chiamano cristiani, ma che sono profondamente contrari al messaggio dei Vangeli. E usano un costrutto culturale ottocentesco borghese (fatto di padre, madre e figli + eventuali amanti segreti) come un valore assoluto da salvaguardare per la stabilità della società.

 

 

La coraggiosa scelta della MCC.

 

Anche per questo, noi MCC abbiamo eletto lo scorso anno come nostra rappresentante mondiale una donna, lesbica, impegnata in una relazione poliamorosa, madre adottiva di un figlio.

Perchè anche questa per noi è una delle forme possibili di famiglia cristiana. Uso apposta questo termine “cristiana” perché troppo spesso una certa faziosa politica lo usa per chiudere la strada istituzionale verso il riconoscimento di diverse forme di relazione.

E noi MCC non solo predichiamo l’inclusione e diversità, ma innanzitutto la pratichiamo!

 

 

L’assurda richiesta del consigliere Foti.

 

Ieri, il consigliere regionale Tommaso Foti ha chiesto che anche la Regione Emilia-Romagna esca dalla rete Re.A-Dy. dichiarando che “comporta progetti scolastici di educazione sessuale non rispettosi dell’autonomia di scelta e dell’indirizzo genitoriale”.

“Diffondere politiche di inclusione sociale per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e transgender (…) per l’affermazione dei diritti di piena cittadinanza e il superamento delle discriminazioni” (come si legge nella Carta d’intenti della rete Re.A.Dy) non significa affatto ledere alcun indirizzo genitoriale. Significa, invece, garantire il rispetto della Carta Costituzionale italiana per ogni cittadino.

 

 

Noi ci siamo… a tutela dei diritti.

 

E noi MCC di fronte a questo ennesimo strappo ai diritti delle persone LGBT+ non potevamo tacere. E abbiamo deciso di partecipare a questa manifestazione per dire che i principi laici della nostra Costituzione Italiana sono sacrosanti e i diritti umani sono universali e vanno tutelati sempre!

Ed eccoci qui a metterci la faccia e a dire con forza: MCC are you ready? Yes! We are.

 

Rev. Mario Bonfanti

 

 

 

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