Dio viene… nell’uomo Gesù

Quando arriva il periodo natalizio, il mio pensiero di amante della musica anni ‘80 non può non correre a quella che è la mia canzone natalizia preferita, “Last Christmas” degli Wham! Quando Mario ha accennato alla possibilità di presentare, assieme alle nostre riflessioni d’Avvento, una canzone, ho però dovuto subito scartarla, in quanto, al di fuori del videoclip, la canzone degli Wham! non ha praticamente nessun legame con il Natale, tanto più che originariamente doveva uscire nel periodo pasquale e chiamarsi “Last Easter”: bastava cambiare un paio di parole nel testo e modificare la musica.

 

Ho scelto quindi un gruppo che ho imparato ad amare molti anni fa, con una canzone tratta dal loro primo album: “Jesus” dei Queen, con un testo scritto da Freddie Mercury.

Freddie non era cristiano: la sua famiglia, originaria dell’India, era parsi, ovvero zoroastriana. Ignoro quali fossero effettivamente le sue credenze, ma è evidente come la figura di Gesù continui ad attrarre persone di ogni fede e di nessuna, purché si riesca a vedere, sotto la crosta dei dogmi imposti da convenienze politiche, poi incistati da secoli di conformismo, il vero Gesù, il predicatore della libertà di coscienza, l’emancipatore di donne e “ultimi” di tutti i generi, senza trascurare la sua attività taumaturgica, che era ciò che attirava gran parte della gente che si avvicinava a lui, come si evince dal testo della canzone.

 

 

 

E poi vidi Lui tra la folla

molta gente Gli stava attorno

i mendicanti gridavano e i lebbrosi Lo chiamavano

il vecchio non diceva nulla

si limitava a fissarLo

Tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano

Poi venne un uomo che cadde ai Suoi piedi

“Impuro” disse il lebbroso, e suonò la sua campanella

sentì il palmo di una mano toccargli la testa

“Va’ ora, va’ ora, sei un uomo nuovo”

Tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano

Tutto cominciò con i tre saggi

che seguirono una stella che li portò a Betlemme

e che fecero sapere a tutto il paese

“È nato il signore degli uomini”

Tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano per vedere il Signore Gesù

tutti scendevano

 

L’Avvento e il Natale, tempo di contrasti.

Come in molti fanno notare, il significato spirituale dell’evento (la nascita del Bambino) viene regolarmente eclissato dall’orgia consumistica e capitalistica che conosciamo anche troppo bene; parte di quest’orgia consiste nel mangiar bene e tanto, ma i senzatetto, i migranti, le persone in difficoltà non spariscono da un giorno all’altro; l’orgia ci invita ad essere felici a tutti costi, mentre proprio in questo periodo, tra la scarsa luce solare e l’esibizione sfacciata dello shopping e dei cenoni in famiglia sotto l’albero, gli episodi di depressione segnano un picco. Senza contare poi il conformismo religioso di chi si sente cristiano al 100% perché a Natale e Pasqua si ricorda di Gesù, o magari neanche quello, ma in chiesa ci va perché è abituato così.

 

Sarebbe davvero triste ricordarsi dello Spirito una volta all’anno. Che a fine dicembre si ricordi Gesù Bambino, il solstizio d’inverno o il Sol Invictus, ogni giorno e ogni momento è comunque propizio per aprire cuore e mente all’Altro e all’Oltre cui dobbiamo la vita e i doni di cui disponiamo, senza per forza rinunciare a una fetta di panettone e un bicchiere di spumante, a un regalo tanto desiderato sotto l’albero, soprattutto se siamo assieme a persone che amiamo veramente.

 

Il periodo natalizio è difficile per molte persone, per chi è completamente solo/a, per chi deve dormire in strada, per chi vive una situazione difficile tutto l’anno e vede acuirsi la sua angoscia con l’avvicinarsi delle feste.

“Tutti scendevano per vedere il Signore Gesù “, dice la canzone, ma noi usciremmo dalle nostre case anche solo per vederlo passare, o siamo chiusi nella noia, nella disperazione, negli eterni rituali natalizi a cui partecipiamo per inerzia?

Sono convinto che il Natale, la nascita di quel Bambino, contenga una carica eversiva notevole per il nostro tempo, forse però non valorizzata dai vari predicatori che si rivolgono a un uditorio che si ricorda di essere cristiano due volte l’anno.

“Ogni giorno è Natale, ogni giorno è Pasqua” mi diceva un fratello metodista, e infatti è nella quotidianità del “tempo ordinario” che si vede quanti progressi abbiamo fatto nel seguire Gesù, o lo Spirito, quanto siamo vicini a quell’amore per il prossimo, tanto difficile da attuare che non bastano alcuni giorni all’anno di esercizio. Oppure saremo come questo misterioso “vecchio” (probabilmente un fariseo o un sadduceo), che si limita a guardarlo? Non so bene perché, ma questa persona che lo osserva attentamente e non si esprime, non mi dice nulla di buono.

 

In questo periodo di Avvento cerchiamo di intravedere la grande rivoluzione che Gesù ha portato nel mondo, e il valore simbolico della sua nascita (per quanto, personalmente, ritengo che ciò che conti sia il suo insegnamento), ovvero un Bambino, anzi un Neonato, che promette di sconvolgere le potenze di questo mondo, un Bambino poverissimo, ma che ha cambiato il corso della Storia e che, dopo molti secoli, nulla ha perso della carica di novità, di rivoluzione, di emancipazione che sprigionerà da adulto.

Ciò che conta, a mio avviso, è il suo insegnamento, ma già nella sua nascita, anzi ancora prima, si può intravedere, grazie ai racconti fantastici e simbolici dei Vangeli dell’infanzia, quello che sarà da grande.

 

Donne e uomini di tutti i Paesi e di tutte le culture gli hanno reso omaggio, come i Magi, i “saggi” della canzone, di nazionalità persiana e di religione zoroastriana, come Freddie Mercury. Chissà se, quando scrisse la canzone, in qualche modo si stava identificando con loro; quello che si evince è che sentiva il bisogno di confrontarsi con la figura di Gesù, e non solo perché viveva immerso in una cultura cristiana: Gesù non lascia indifferente nessuno e spinge a confrontarsi con lui persone di ogni religione e di nessuna.

 

 Giacomo Tessaro

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