Buon 49° Anniversario MCC!

Oggi 6 Ottobre ricorre l’anniversario del giorno in cui l’avventura della MCC ebbe inizio.

 

 

La nascita della MCC.

 

Nel 1968, un anno prima dei Moti di Stonewall a New York, una serie di eventi spiacevoli nel sud della California portò alla nascita della prima chiesa al mondo con una vocazione prioritaria verso gay, lesbiche, bisessuali e persone trans.

Nei primi anni ‘60, il Rev. Troy Perry fu ridotto allo stato laicale dalla chiesa pentecostale a causa della sua omosessualità. Trascorse gli anni successivi lottando per riconciliare la sua sessualità con la spiritualità.

Troy Perry si era profondamente innamorato di un giovane di nome Benny. Ma quando un giorno Benny rientrò a casa e gli disse che la relazione era finita. Il mondo gli crollò addosso e cadde in uno stato di profonda depressione.

Una volta ripresosi, Troy frequentò alcuni locali gay della zona dove fece amicizia con un giovane di nome Carlos. Un giorno Carlos venne arrestato dalla polizia per il solo fatto di aver acquistato birra in un bar gay. Questo era il modo che la polizia usava per perseguitare la comunità gay.

Da quella esperienza in Troy sorse la certezza che Dio si prende cura delle persone LGBT. E questa sarebbe stata dunque la sua missione: annunciare l’amore di Dio a gay, lesbiche e trans.

E così il 6 ottobre 1968 nel salotto del Rev. Troy Perry a Huntington Park (in California) alla presenza di una dozzina di persone venne celebrato il primo culto che diede il via a questa grande meravigliosa avventura.

 

 

Perchè questo nome?

 

Troy Perry in tempi, in cui l’omosessualità costituiva ancora un reato negli USA, voleva dare il messaggio forte che si può essere cristiani ed omosessuali insieme e che c’è un luogo dove anche le persone LGBT possono vivere la propria fede. Sentì, quindi, che la parola “chiesa” doveva essere parte del nome della realtà che stava nascendo.

Nel tempo, poi, anche la parola “comunità” acquisì forte rilevanza per lui: comunità richiama un senso di familiarità, un spazio sicuro, un luogo dove ci si conosce tutti. Ciò che stava per nascere doveva essere proprio questo per Troy: una chiesa che è comunità, famiglia; specialmente per chi è stat* ripudiat* dalla propria di origine a causa della propria omosessualità.

Troy, però, sentiva anche il bisogno di servire la grande comunità cittadina: voleva servire tutta l’area di Los Angeles dove viveva. Los Angeles è una grande metropoli; e così gli venne in mente la parola “metropolitana”.

Da qui il nome: Metropolitan Community Church (abbreviato MCC).

 

 

Dal singolare al plurale: una significativa modifica.

 

Agli inizi, per la sua apertura all’universo LGBT, la MCC divenne nota con l’appellativo di “chiesa gay”.

Ma, già negli anni seguenti la sua nascita, questo nome risultò molto stretto e riduttivo. Innanzitutto perchè non teneva conto di tutte le altre identità presenti nell’acronimo LGBT. E poi perchè in realtà quei 12 presenti al primo culto non erano tutti omosessuali. Infine sempre più persone di ogni provenienza e identità di genere stavano aderendo alla MCC in giro per il mondo. Da qui la necessità di focalizzarsi non solamente sull’originaria vocazione verso le persone LGBT ma di allargare le braccie della MCC includendo ogni diversità.

E così inclusione e “fully open table” (accesso alla mensa liturgica a chiunque, anche se non aderente alla MCC, nè battezzat*, nè credente) sono divenute la cifra identificativa di questa chiesa.

Nei tempi più recenti, poi, si è aperto un dibattito attorno al termine “chiesa”, dal momento che, in diverse parti del mondo, realtà sempre più trasversali, interconfessionali e interreligiose stanno nascendo nella MCC. E così oggi il nome intanto viene declinato al plurale (churches) per dire che non siamo una chiesa monolitica e uguale a se stessa in ogni parte del mondo, ma ogni comunità MCC vive il sua carisma in modi suoi peculiari a volte anche molto diversi rispetto ad altre comunità che sono sempre paret della MCC. E così la parola diversità oggi ha assunto un grande valore nella MCC; e questa è la sfida: stare insieme valorizzando le diversità, invece che omologarle in una specie di minimo comune demoninatore.

 

 

Aperture e sfide odierne.

 

Un altra discussione apertasi recentemente riguarda la nostra posizione rispetto al cristianesimo. Se, infatti, agli inizi la MCC attingeva e aderiva all’area della Riforma, nei decenni successivi alcune comunità MCC si sono trovate a nascere in contesti cattolici, anglicani, ecc. e ad attingere ai loro riti per celebrare. E così nel suo complesso la MCC si è spostata verso una posizione più interconfessionale – potremmo dire. Ma la forte missione all’inclusione e la spinta profetica della “open table” ci ha spinto ad aprirci anche a persone aderenti ad altre religioni e anche ai non credenti. Così oggi facciamo fatica a definirci “chiesa” e preferiamo utilizzare il termine “movimento” (che non è prettamente cristiano ma dà un senso di maggiore apertura e inclusione di chiunque) aggiungendovi a volte anche “postdenominazionale” (a indicare che non ci identifichiamo con nessuna confessione cristiana in particolare).

Un’altra grande sfida e grande occasione di crescita è la collaborazione con l’Islam. Nell’ultimo Incontro Mondiale tenutosi lo scorso anno in Canada, la sessione plenaria di apertura ha avuto come oratore principale Ani Zonneveld, Imam donna, fondatrice e presidente di Muslims for Progressive Values, un’associazione di musulmani progressisti che celebra anche matrimoni interreligiosi e tra persone dello stesso sesso. E in diverse parti del mondo la MCC contribuisce (anche economicamente) per la costruzione di moschee inclusive e progressiste.

Negli USA, poi, la questione delle persone di colore e degli immigrati è sempre più grave e rilevante. E così anche di tutte le minoranze (nativi americani, latinos, ecc) che subiscono ogni sorta di soprusi da parte delle forze dell’ordine. E così la MCC si è a più riprese ufficialmente schierata con il movimento “Black Lives Matter” e con i Dakota della riserva indiana di Standing Rock.

E così oggi l’appellativo che più viene affibiato alla MCC è “la chiesa dei diritti umani“.

 

 

Una recente scelta coraggiosa e profetica.

 

Recentemente, in occasione dell’elezione di un* nuov* rappresentante mondiale della MCC, è stata compiuta una scelta davvero coraggiosa e forte.

Innanzitutto si è scelto di spingere il movimento in una fase di transizione (scegliendo una rappresentanza ad interim): piuttosto che adagiarsi nello status quo, gli elettori hanno preferito spostare la MCC in una fase triennale di ripensamento e trasformazione. Ora quindi ci troviamo sfidati a camminare, interrogarci, confrontarci e orare strade nuove e inedite.

E, sempre in questa direzione, il Consiglio Direttivo ha corso il rischio di eleggere come Responsabile Mondiale Rachelle Brown una giovane donna cajun lesbica impegnata in una relazione poliamorosa. Una decisione molto profetica perchè, oltre al porre alla guida del movimento una donna (cosa comune anche ad altre confessioni cristiane), dà voce a una persona discendente di un gruppo etnico deportato in Louisiana nel XVIII secolo e a lungo perseguitato e schiera ufficialmente la MCC dalla parte di nuove forme di relazione e famiglia, col rischio di contraccolpi (rifiuto, condanna, denigrazione, ecc) da parte di certe frange del cristianesimo e non solo.

 

 

Inclusione radicale: una profezia necessaria.

 

Una scelta non motivata da un qualunquismo o lassismo di sorta. E tantomeno dal seguire la moda del momento. Ma da quella iniziale vocazione profetica sentita dal rev. Troy Perry e ancora forte e viva nel nostro movimento, che spinge la MCC sempre più oltre i propri limiti e confini perchè sia sempre sempre più aperta e inclusiva di chiunque. Perchè chiunque è un dono prezioso e benedetto per il mondo, proprio per la sua diversità.

 

Buon anniversario MCC a tutt*

rev. Mario Bonfanti

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