C’è una crepa in ogni cosa.

Dal 4 al 6 settembre scorso si è svolto a Stoccarda (Germania) l’annuale incontro europeo della MCC. Tema guida dell’incontro: la figura di San Francesco d’Assisi. Al sottoscritto è stato affidata la predicazione della celebrazione del sabato sera. Mi permetto di allegare di seguito le letture che ho scelto e il mio sermone.

LETTURE

Niente fango, niente fiori di loto (by Thich Nhat Hanh)

Sia la sofferenza che la felicità sono di natura organica, il che significa che sono entrambe transitorie; cambiano sempre. Il fiore, quando appassisce, diventa il concime. Il concime può aiutare a far crescere di nuovo un fiore. Anche la felicità è impermanente per natura. Può trasformarsi in sofferenza; e la sofferenza può diventare felicità. Tutti sanno che serve il fango per far crescere i fiori di loto. Il fango non ha un buon odore, mentre il fiore di loto ha un profumo squisito. Se, però, non c’è fango, il loto non fiorisce. Non puoi coltivare fiori di loto nel marmo. Senza fango non può esserci loto. Naturalmente è possibile rimanere bloccati nel “fango” della vita. A volte è abbastanza facile vedere fango ovunque. La cosa più difficile da praticare è non lasciarsi sopraffare dalla disperazione. Quando sei sopraffatto dalla disperazione, tutto ciò che puoi vedere è sofferenza ovunque. Ti senti come se ti stessero capitando solo disgrazie. Ma dobbiamo ricordare che la sofferenza è una specie di fango di cui abbiamo bisogno per generare gioia e felicità. Senza sofferenza, non c’è felicità. Quindi non dovremmo discriminare il fango. Dobbiamo imparare ad abbracciare e cullare la nostra sofferenza e la sofferenza del mondo, con molta tenerezza.

Dal Vangelo di Luca (9,22-25)

Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?

CANTO: https://youtu.be/mDTph7mer3I

PREDICAZIONE

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

Due anni prima di morire, nello spazio sacro de La Verna, san Francesco ricevette le stigmate. Questo pomeriggio siamo stati invitati a costruire uno spazio sacro per questa celebrazione. Quando pensiamo agli spazi sacri, di solito ci viene in mente un luogo pieno di pace, rilassamento e tranquillità. Anche la sofferenza può essere uno spazio sacro. Un luogo scomodo dove stare, ovviamente. Ma, a volte, può risultare essere uno spazio più sacro di un ambiente sereno. In effetti, è proprio attraverso le nostre ferite che la nostra luce a volte può risplendere.

Lasciate che vi lo mostri brevemente: ecco una luce (prendo una candela accesa). Ed ecco un pezzo di carta (mostro un foglio). Se metto la carta davanti alla candela, ovviamente non potete più vedere la luce. Ma ecco cosa succede, se buco il foglio (faccio un foro con una forbice).

Queste sono le stigmate, le ferite: uno spazio attraverso cui è possibile vedere la luce di qualcuno.

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

All’apice della sua carriera – possiamo dire – Gesù introdusse un discorso molto sconvolgente: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto”. I suoi discepoli rimasero sbigottiti; e Pietro reagì: “Dio non voglia, Signore! Non ti succederà mai nulla di simile.” Pietro aveva completamente frainteso il significato della frase del maestro. Gesù, infatti, non aveva detto “il figlio dell’uomo SOFFRIRÀ” – come aveva riferito Pietro – ma “il figlio dell’uomo DEVE soffrire”. È completamente diverso. La sofferenza, infatti, non è un optional nella vita. Ogni figlio dell’uomo, ognuno di noi DEVE soffrire nella sua vita. Come abbiamo sentito dal monaco vietnamita Thich Nhat Hanh: “c’è bisogno di fango perché possano crescere fiori di loto”.

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

È un discorso molto difficile da ascoltare. Lo so. Ed è per questo che ognun@ di noi cerca di evitare la sofferenza in molti modi. Alcun* non considerano affatto il dolore e vivono come se fossimo immortali (ad esempio, non usando il preservativo durante rapporti occasionali). Altr*, al contrario, proteggendosi da ogni possibile virus (in questo periodo lavandosi le mani centinaia di volte al giorno). Qualcun altr@ decidendo di non uscire affatto di casa (magari decidendo di non partecipare a questo incontro). Ma Gesù dice: “il figlio dell’uomo DEVE soffrire”. La sofferenza prima o poi accadrà inevitabilmente nelle nostre vite. Non possiamo farci nulla.

NB: ovviamente non sto giudicando nessun@ di voi. Vorrei solo darvi degli spunti di riflessione. E può anche essere che le mie considerazioni siano sbagliate. Può essere.

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

Alcuni mesi fa, lessi un articolo che interpretava la situazione del COVID attraverso la prospettiva psicoanalitica. E una delle considerazioni che ho trovato davvero molto interessante per me è stata la seguente: l’autrice diceva che il virus sta mostrando in modo chiaro ed evidente una delle malattie della cultura e società occidentale: l’egomania. Siamo così focalizzati sul nostro ego che abbiamo una paura folle di perdere la nostra salute, il nostro lavoro, i nostri cari e anche le nostre vite. Eppure, questo è inevitabile. Ognuno di noi sicuramente perderà tutte queste cose; e anche molte altri ancora. Fa parte della vita! Ma siamo così ossessionati dal nostro ego, che cerchiamo di salvare la nostra vita in ogni modo. Siamo preda di un delirio di onnipotenza. Anche l’attuale medicina occidentale lo è. Qualche giorno fa un mio amico mi ha detto che tempo addietro i preti dicevano alla gente che si può ottenere la salvezza solo dopo la morte; oggi i nuovi preti (i medici) ci dicono che siamo salvi solo se non moriamo (non importa a quale prezzo). Tuttavia, questa è una pura illusione. È inevitabile che moriremo. E così, siamo giorno dopo giorno sempre più ansiosi, pieni di paure e infelici.

Come dice Gesù: “chi vorrà salvare la propria vita, la perderà”.

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

Gesù disse: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, deve rinnegare se stesso”.

Probabilmente dobbiamo riconsiderare questa affermazione in una prospettiva differente rispetto all’interpretazione tradizionale.

Mi permetto di parlarvi un attimo a partire dalla mia esperienza personale.

Quando ero bambino e adolescente, ho ricevuto una spiegazione di questo detto evangelico che diceva che dobbiamo disprezzare noi stessi e denigrarci il più possibile per essere perfetti. E io mi sono allenato seriamente in quel modo. Ma, a un certo punto, questo cammino mi stava conducendo dentro una pericolosa via psichiatrica senza uscita. Fortunatamente, mi sono fermato in tempo e mi sono salvato. Pertanto, ho deciso che non avrei mai più percorso quella strada. Ho cancellato tutte le citazioni del genere dalla mia personale spiritualità e ho lottato contro ogni tipo di disprezzo di sè.

Cinque anni fa qualcosa è cambiato radicalmente nella mia vita: come alcuni di voi già sanno, ho incontrato un Master e ora sono impegnato in una relazione BDSM come slave sotto un Master bisessuale. La mia formazione alla schiavitù volontaria in questi anni mi ha portato a sperimentare quello che probabilmente Gesù voleva dire con l’espressione “deve rinnegare se stesso”. Gesù – immagino – non intendeva che dobbiamo cancellare la nostra personalità o identità (e nemmeno il BDSM richiede nulla di simile!), ma che dobbiamo ridurre il più possibile la presa del nostro ego. Infatti, ogni volta che lascio andare il mio ego, rinuncio alle mie aspettative e obbedisco al mio Master, anche in merito alle decisioni riguardanti il mio lavoro e la mia vita quotidiana, mi rendo conto che allora provo una più intensa felicità e pienezza di vita. E anche quando soffro durante alcuni giochi BDSM, ho notato che, se riesco a lasciare andare il mio ego e ad arrendermi al flusso, alla fine me ne esco pieno di energia, vita e gioia profonda.

Questo, in effetti, è ciò che tutte le tradizioni spirituali in ogni parte del mondo insegnano. E questa è una profonda verità: dal momento che i percorsi centrati sull’ego portano a perdere la vita, portano alla morte interiore, se si vuole vivere in pienezza, è indispensabile crocifiggere il proprio ego.

C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.

Per chiudere, ricollegandomi all’inizio della mia predicazione, vorrei dire che forse anche la ferita del Covid-19 ha bucato il nostro ego e ha fatto, così, brillare la nostra luce.

Ad esempio, in Italia, durante il lock down, alcune pizzerie hanno deciso di preparare e consegnare gratuitamente pizze ad infermieri e medici degli ospedali in prima linea o a famiglie povere.

Alcuni panifici hanno iniziato a lasciare pane o dolci fuori dalle botteghe a fine della giornata, per chiunque ne avesse bisogno.

Molte persone, associazioni e anche industrie hanno acquistato e consegnato ai Pronto Soccorso che ne erano carenti attrezzature mediche necessarie per i pazienti in terapia intensiva.

Molte persone hanno raccolto soldi per la Protezione Civile per far fronte all’emergenza.

Sono sicuro che ognuno di voi può rievocare alla mente molti fatti simili accaduti nel proprio paese.

Le stigmate, le ferite, che l’attuale pandemia ha trafitto nei nostri cuori, hanno rivelato la luce nascosta della nostra comune umanità, quel tenero abbraccio che Thich Nhat Hanh dice potrebbe essere il modo per cullare la nostra sofferenza e il dolore del mondo intero, invece che continuare a lamentarci o fuggire dalla sofferenza e perdere la felicità.

Poiche… c’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.

rev. Mario Bonfanti

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