Celebrare la nostra comune maternità.

Oggi si celebra la Festa della mamma.

Un’occasione per ringraziare chi ci ha generato e accudito; e insieme anche un’opportunità per celebrare le nostre origini non solo biologiche. Anche culturali.

La religione della Dea Madre

Recenti scoperte archeologiche (Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea) e nuovi studi di antropologia culturale e sociologia (Riane Eisler, Il calice e la spada) mostrano, in modo sempre più evidente, che in origine era la “Dea Madre” (o la Grande Dea) e che per millenni l’umanità era organizzata in ottica matrifocale.

 

 

L’irruzione del patriarcato

Durante l’età del rame, poi, fece “tragico ingresso” una diverso modello socio-culturale: il patriarcato. Parlo di “tragico ingresso” in quanto pare che l’incursione (in diverse ondate) di alcune popolazioni provenienti dal Nord-Est asiatico ed europeo (detti Kurgan) portò al sovvertimento delle strutture sociali esistenti da millenni e al disgregamento di quelle culture neolitiche fondate sulla Dea Madre e sul rispetto del mistero della Vita: subentrò un modello dominatore e gerarchico, fondato sul Dio Unico Maschio fallico, che portò alla riduzione della donna a concubina (o totalmente dipendente dagli uomini).

 

La resistenza della Madre

La spiritualità della Grande Madre però non scomparve; ma continuò nei millenni successivi celandosi nei culti di Iside, Artemide, Demetra… e, nel cristianesimo, della Madonna. Madonna che non a caso viene spesso associata alle acque miracolose che ridanno vita, alle grotte e ai boschi delle sue apparizioni, ecc. tutti luoghi e simboli tipici della spiritualità neolitica che , così, sopravvisse accanto al Dio fallico della spada (che sacrifica e converte nel sangue) dei campanili e minareti.

 

I danni del patriarcato

La società attuale in cui viviamo è ancora radicalmente patriarcale: il potere, l’autorità e il comando sono nelle mani degli uomini (eterosessuali), le istituzioni sono gerarchiche e la cultura è intrisa di maschilismo/machismo (con conseguente misoginia e omo-bi-transfobia).

Secondo lo psichiatra e psicoterapeuta Claudio Naranjo le “patologie che affliggono la società patriarcale sono: l’autoritarismo, riflesso collettivo della paura; il conformismo, eco collettiva di ciò che nell’individuo è l’inerzia psico-spirituale; lo spirito mercantile, che possiamo intendere come complicazione sociale della prostituzione della vita” (Claudio Naranjo, L’ego patriarcale).

 

Fine corsa

Ma questo modello patriarcale oggi è giunto alla fine della sua corsa: ha già fatto troppi danni alla Terra, agli animali, all’ambiente e all’umanità e non può più andare avanti!

Nel video “Matriarchè” di Francesca Colombini e Monica Di Bernardo, l’attivista e ambientalista indiana Vandana Sjhiva dice: “Ci troviamo in un mondo patriarcale e capitalista: il capitalismo è il potere del denaro; il patriarcato è il potere degli uomini che gestiscono il denaro. E oggi questa combinazione sta annichilendo la Terra e distruggendo i diritti degli esseri umani.”

Questo sistema sta portando alla distruzione del pianeta; a continue guerre, invasioni, esodi di massa, traffico di esseri umani e armi; aumento delle disuguaglianze sociali; fobia del diverso (LGBT+ o straniero che sia) e violenza sulle donne.

 

Tornare alle nostre origini

La Festa odierna potrebbe essere una occasione per tornare a queste nostre origini: un’occasione non solo culturale, ma anche di impatto sociale per cambiare rotta, abbandonare il patriarcato nevrotico, dismettere i monoteismi fallici (ne parlerò più approfonditamente in un prossimo articolo) e tornare alla nostra originaria spiritualità vitale già presente e sgorgante in ciascuno di noi. Come leggiamo nel Vangelo di Giovanni: “fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal profondo di chi crede” (Gv. 7, 38).

Abbiamo davvero bisogno di tornare alla Madre, al matriarcato: alla mutualità, interdipendenza, eguaglianza (e non uguaglianza) rispetto (degli altri e della natura) pace, prima che il patriarcato ci porti al suo tragico esito mortale.

Occorre lasciar sgorgare in noi quella naturale fonte di vita che è la compassione.

 

Essere madri

Come scrive Matthew Fox nel libro Compassione: “E’ un fatto singolare che i termini ebraici per dire compassione e utero derivino dalla stessa radice (…) La soppressione della compassione in Occidente è legata alla soppressione del potere del grembo femminile: sia nel trasfigurare che nel sottomettere la donna, l’utero è stato usato contro di noi e reso esso stesso fonte di oppressione. Una spiritualità che nasce dall’utero sarebbe certamente materna”.

È essenziale che ciascuno di noi (uomini, donne, transgender, queer …) recuperi questa maternità sua propria. Perché tutt* siamo madre: fonte che genera vita. Madri di noi stessi, in primo luogo, in quanto giorno dopo giorno ci partoriamo dando forma al nostro esserci. Poi anche madri di altro, grazie a quel “divino” potere creativo che ci rende capaci di inventare cose nuove… anche di generare biologicamente vita nuova.

 

Maschi materni con i maschi

Citando la poetessa femminista statunitense Adrienne Rich, Matthew Fox prosegue: “Tutti gli individui, maschi e femmine, genitori o no, potrebbero scoprire la loro capacità di essere madri di altre persone. E Rich ha espresso la speranza che i maschi imparino a essere materni nei confronti di altri maschi”. La nostra società ha davvero bisogno di maschi più materni, capaci di coltivare la propria femminilità accanto alla maschilità con fiducia; maschi amorevoli gli uni verso gli altri, senza che questo scateni subito la paura di essere etichettati come gay; ma naturalemente caldi, accoglienti, affettuosi, empatici.

 

Dare e ricevere vita

È urgente educare tutt* (partendo dai bambini) a coltivare sentimenti materni verso i propri simili, così da seminare e coltivare giorno dopo giorno un futuro di rispetto, accoglienza, condivisione e godimento pieno della vita per chiunque.

Tutt* infatti possiamo contribuire alla vita: assaporandone a piene mani e donando a nostra volta. Un dare e ricevere che genera e rigenera vita perenne (ed eterna).

 

Allora… buona Celebrazione della Maternità.

rev. Mario Bonfanti

 

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