Il nostro responsabile

MARIO BONFANTI

Il guerriero della luce si comporta come un bambino:
ha bisogno di divertirsi, di giocare, di essere irriverente,
di fare domande sconvenienti e immature…
Si immerge senza esitazione nel fiume di passioni
che scorre attraverso la vita;
accoglie le proprie passioni
e le vive intensamente

(Paulo Coelho, Manuale del Guerriero della luce)

img_5447Persona solare, gaia e queer; libera, fuori dagli schemi e (auto)ironica; amante della vita ed erotica; accogliente, rispettosa, impegnata per i diritti; aperta alle novità, curiosa e sempre alla ricerca…

Fin da piccolo alla ricerca del “sacro”, mi sono sperimentato in diverse pratiche, attinte sia dal contesto cristiano (cui sono stato educato) sia da mie personali e spontanee sperimentazioni, nate da un sentire immediato che mi portava a ricercare nel silenzio, nel contatto con la natura e col mio corpo quello che chiamiamo “spirito” o “energia vitale”.

A 15 anni sono entrato in seminario per iniziare un cammino di donazione della mia vita alla spiritualità. In questa direzione a 19 anni sono poi entrato in un convento carmelitano, perchè affascinato dalla mistica di S. Giovanni della Croce. E ho vissuto 5 anni come frate contemplativo.

Interruppi poi quel cammino perché la giustizia e il bisogno di rispetto verso tutti urgevano dentro di me e non riuscivo più a sopportare compromessi cui ero testimone ogni giorno in convento: avere una stanza 5×5 m2 mentre dei poveri dormivano nella strada sotto di noi era troppo lacerante per me; aver fatto voto di povertà e mangiare cibi che a casa mia non ci potevamo permetter e bere vini di lusso era una contraddizione troppo forte; vedere maltrattati i poveri che venivano a bussare al convento mi irritava e interrogava; assistere alla cacciata di un confratello perché aveva avuto rapporti omosessuali e sentirci dire che ci era proibito incontrarlo erano fatti troppo stridenti con i miei valori, la mia persona e quello che sentivo essere il messaggio evangelico cui mi ispiravo nella mia ricerca spirituale. Per cui decisi di uscire dal convento.

Ma la sete di spirito “era come un fuoco che ardeva: provavo a coprirlo, ma non mi fu possibile” (Geremia 20,8-9). E così, dopo alcuni anni di pausa, ripresi il cammino verso il sacerdozio. I frati, però, si interposero e le porte del seminario di Venegono (Diocesi di Milano) cui bussai si chiusero.

10406990_818597344875391_357401631620377508_nUn carissimo amico, che avevo conosciuto in una settimana di spiritualità a Spello (presso i Piccoli Fratelli di Charles De Foucault) e che anni dopo divenne il mio primo compagno, mi propose di parlare col vescovo della sua Diocesi di cui era consigliere. E così iniziai i miei viaggi avanti e indietro dalla Sardegna per farmi conoscere dal Vescovo e pian piano inserirmi nella sua diocesi. Nel frattempo io e Paolo divenimmo compagni. Ma il 01.01.2000 all’improvviso morì d’infarto: fu un momento drammatico, straziante e sconvolgente per me. Mi crollò il mondo addosso. Partecipare al suo funerale come “amico di famiglia” (invece che come compagno) fu lacerante: un dolore che mi fece molto riflettere e aperse in me molti interrogativi.

Proseguii, intanto, il mio cammino verso il sacerdozio… da cattolico: a quei tempi non avevo esperienza concreta di altre confessioni cristiane e per me, nato e cresciuto in ambito cattolico, era quella l’unica strada per diventare “ministro”. Anche se dentro di me iniziavo a sentire molte lacerazioni e dissonanze con la direzione che la Chiesa Cattolica stava percorrendo da alcuni secoli.

snapshot_20150115_2Fui ordinato sacerdote il 16 novembre 2002, contro il parere del Vaticano: il vescovo, che mi conosceva da anni e sapeva anche della mia omosessualità, coraggiosamente si oppose all’intimazione di Roma, fidandosi di me e della mia vocazione e mi ordinò, nonostante tutto.

Dopo tre anni di ministero, però quel vescovo andò in pensione e il nuovo presule, appena venuto a conoscenza della mia omosessualità, volle inviarmi in un convento per “preti in crisi” (in realtà per sottopormi a “terapie riparative”). Io mi opposi fermamente, perché capii che voleva di fatto “curarmi” dalla omosessualità. Lo scontro fu duro e decisi di tornarmene a casa dai miei.

Pian piano mi inserii nella Diocesi di Milano; proprio in quella diocesi che anni prima mi aveva sbarrato le porte: ebbi un incarico ufficiale come collaboratore in una Comunità Pastorale.

10616208_1377472295906576_3096167582922796158_nL’esperienza diretta con le realtà delle persone “ferite”, l’incontro e l’ascolto delle domande della gente che vive i problemi della quotidianità, gli interrogativi che la vita poneva loro… aumentarono sempre più in me la consapevolezza del divario tra la vita della gente e la dottrina della Chiesa Cattolica: non potevo più condividere le sue posizioni e dichiarazioni su temi quali “aborto”, “eutanasia”, “separati/divorziati”, “rapporti prematrimoniali”, “omosessualità” ecc.

Gli studi teologici e la lettura di libri di approfondimento biblico e l’approfondimento delle religioni comparate mi rendevano sempre più scettico anche verso dogmi quali la “verginità della Madonna”, la sua “assunzione al cielo”, il “paradiso/purgatorio/inferno”, il “peccato originale”, la “confessione”… e il “primato di Pietro”, ecc.

Nel frattempo conobbi Madre Vittoria Longhitano e la Chiesa Episcopale (Comunione anglicana) e scoprii un mondo molto interessante; e anche molto distante da quanto mi avevano descritto durante gli studi teologici. Mi incuriosii e incontrai anche altri cammini cristiani: la Chiesa Battista, i Valdesi, la Chiesa vetero-cattolica, ecc. e così iniziai a prendere sul serio l’eventualità di cambiare Chiesa e passare ad un’altra confessione cristiana.

snapshot_20140516_1Intanto le mie dichiarazioni e prediche (poco allineate al Vaticano) la mia trasparenza sul fatto di essere “prete felicemente gay”, la mia vitalità erotica (come dico spesso: il sesso mi ha salvato e ha liberato in me energia di vita che ha integrato la mia persona e mi ha cambiato visibilmente) infastidivano sempre più le gerarchie cattoliche… finchè intervennero pesantemente sulla mia vicenda: prima, il cardinale di Milano (Angelo Scola) mi licenziò in tronco e, poi, il Vaticano decise di avviare un “processo canonico” contro di me per “spretarmi”.

A quel punto decisi che era arrivato il tempo di uscire dalla Chiesa Cattolica: scelsi simbolicamente come data l’11 ottobre (Giornata Internazionale del coming out) e venni scomunicato in tronco.

Un gruppo di persone (di diversa provenienza e condizione) mi seguì e insieme continuammo a celebrare, confrontarci sulla Bibbia, incontrarci e cercare vie spirituali che significative per noi.

300983_2359443551619_308871_n1L’incontro col teologo Matthew Fox, in occasione del suo primo tour in Italia (2013) e l’inizio di una stretta collaborazione con lui per diffondere la “Spiritualità del Creato” anche in Italia, sono stati molto significativi per me e per questo gruppo di persone. Da questo incontro (e dagli stimoli emersi dalla lettura dei suoi libri) è nato il nome del gruppo: “il cerchio”, che vuole essere un simbolo per noi di condivisione, eguaglianza e ricerca spirituale alternativa senza guru/maestri.

Quasi contemporaneamente, grazie al racconto entusiasta di un ragazzo della provincia di Varese (Vittorio Amoruso) che durante l’estate era stato in America presso una loro comunità, venni a conoscenza della Metropolitan Community Church (MCC): un movimento cristiano inclusivo, diffuso in tutto il mondo, che da subito mi ha attratto e col quale mi sono sentito immediatamente in sintonia. Quando, poi, ho partecipato per la prima volta io stesso a un incontro europeo della MCC (settembre 2014) sono rientrato letteralmente entusiasta e affascinato per lo spirito di comunità, reale inclusione, rispetto di tutti, accoglienza e impegno evangelico per i diritti.

10428650_818596284875497_7663149056736700346_nE così è nato il mio (e nostro – come gruppo) cammino che ci ha portati a diventare “emerging church” (realtà ecclesiale nascente) nella MCC e sta anche portando me a diventare “pastore” ordinato nella MCC. Per il momento sono “leader” del gruppo “Il Cerchio-MCC” e il mio ruolo è essere “ponte” e legame tra il gruppo e la UFMCC (Universal Fellowship of Metropolitan Community Churches) intessendo relazioni anche con altre chiese cristiane e realtà laiche sul territorio attive per i diritti.

felicementeProfessionalmente sono life coach, mediatore familiare, leader di yoga della risata, facilitatore e formatore (www.mariobonfanti.it) e tengo percorsi di crescita personale e gruppi di pratica in Comunicazione Empatica o Nonviolenta (secondo il modello ideato dallo psicologo Marshall B. Rosenberg per sviluppare l’empatia in noi, risolvere conflitti in modo pacifico e arricchire la vita). Il mio lavoro mi porta a viaggiare spesso soprattutto nel nord Italia e in Sardegna.

E sono disponibile a incontrare chiunque sia interessato e voglia conoscere la MCC e/o incontrarmi.