Dio… in un bruco.

Cosa ha a che fare una passeggiata in un bosco, oppure il lavoro in giardino o nell’orto, con un momento di preghiera o una liturgia?

Poco, se diamo per scontato che la spiritualità sia qualcosa di astratto, da limitare a qualche momento di riflessione o alla lettura di un libro, e che lo Spirito Divino stesso sia esclusivamente disincarnato, immateriale, relegato in una sfera oltremondana, celestiale, comunque lontana dalla bruta materialità in cui viviamo.

Noi, esseri umani e creature tutte, abbiamo un’anima di provenienza divina, ma viviamo anche, anzi soprattutto, nel mondo della materia: con essa abbiamo a che fare ogni giorno, con essa lavoriamo, ci divertiamo, assolviamo a tutto ciò che costituisce il nostro essere umani, possibilmente con lo sguardo rivolto al Divino, ma nondimeno immersi nella materia.

 

E perché le manifestazioni della materia non dovrebbero essere ricolme del Divino, visto che da esso sono state create?

 

Un semplice bruco in un giardino può dirci molto dell’origine divina di tutto ciò che vediamo, soprattutto negli ambienti meno oppressi dalla presenza dell’uomo: l’arte e tutto ciò che di bello e commovente produce l’essere umano ci avvicina molto al Divino, per molte persone, anzi, è una porta d’accesso privilegiata al mondo della spiritualità; ma la Natura, il mondo dei boschi, delle pietre, un uccello che improvvisamente spicca il volo sopra le nostre teste e sembra gridarci qualcosa, un insetto venuto chissà da dove che si posa sul nostro braccio, le piante e i rovi spontanei che ci sbarrano la strada in mezzo al sentiero, un cane che ci guarda, e non si sa se vuole abbaiarci o non vuole piuttosto una carezza: tutto questa creazione di Dio, non certo immune dall’intervento dell’uomo (non esiste quasi nessun luogo, sulla Terra, completamente estraneo alla presenza umana), ma in cui si sente vibrare una vita in qualche modo a noi affine, che però in buona parte ci sfugge, questo può essere il luogo di una teofania, per chi sappia ascoltare e sintonizzarsi con essa, librandosi sopra le preoccupazioni quotidiane, umane al 100%.

 

Certo, la Natura è anche luogo di lotta per la vita, di cieca necessità, ma, prendendo spunto dalla filosofia del Tao, dall’alternanza del giorno e della notte, delle stagioni, nei cicli vitali di tutte le creature, si possono imparare le Leggi che regolano la Vita sul pianeta e giungere ad apprezzare la Creazione tutta, anche lì dove sembra essere crudele e ingiusta.

La nostra vita è (o sembra essere) breve, ed esposta ad infiniti rischi, eppure è anche meravigliosa, se solo ci poniamo in ascolto del Divino in ogni cosa creata.

 

La Natura è un tempio ove pilastri viventi

lasciano sfuggire a tratti confuse parole;

l’uomo vi attraversa foreste di simboli,

che l’osservano con sguardi familiari.

Come lunghi echi che da lungi si confondono

in una tenebrosa e profonda unità,

vasta come la notte e il chiarore del giorno,

profumi, colori e i suoni si rispondono.

Vi sono profumi freschi come carni di bimbo,

dolci come òboi, verdi come prati –

altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

che posseggono il respiro delle cose infinite,

come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso;

e cantano i moti dell’anima e dei sensi.

(Charles Baudelaire)

 

Vagando in un bosco, anche solo lungo un sentiero tracciato e ben conosciuto, possiamo sentire come qualcosa ci parli, se tendiamo l’orecchio: può essere un grido d’uccello, altri suoni non meglio identificati, un fiore che non avevamo mai visto e che attira la nostra attenzione, anche semplicemente il cielo che fa capolino sopra di noi, tra i rami degli alberi, un profumo ignoto; se ci mettiamo in ascolto con il nostro intuito, oltre che con i sensi, possiamo sentire il fondo spirituale della Natura che ci parla, non con il linguaggio della scienza, ma con un linguaggio arcano, che noi oggi facciamo fatica a decifrare e a interpretare, anche perché non è traducibile esattamente in parole, in un articolo come questo. È un linguaggio che parla all’intuito e agli istinti, che precedono il linguaggio parlato.

 

Se gli uomini fossero in grado di vedere Dio in un verme,

non ci sarebbe più bisogno delle mie prediche.

(Meister Eckhart)

 

Dio, la Forza di Vita, è in ogni singolo atomo della sua Creazione: come non pensare che si manifesti anche nelle più umili creature, come i bruchi e quegli insetti talmente minuscoli che in un attimo vengono schiacciati?

Chi entrerà in contatto con la Natura (basta una semplice passeggiata su un sentiero) e si metterà in ascolto con umiltà e gioia, non potrà non percepire le parole che Dio stesso, attraverso la sua Creazione, ci bisbiglia, in un linguaggio non facile da decifrare, ma che innegabilmente esiste e può essere percepito da chiunque, non appena lascerà da parte il mondo puramente umano delle nostre convenzioni.

 

Quelli che la Natura ci invia sono messaggi non semplici da decodificare, ed è per questo che l’essere umano, nella sua eterna ricerca di Dio, ha sentito il bisogno, fin dagli albori della civiltà, di creare storie e libri in grado di tradurre in linguaggio umano ciò che sta nella sua psiche più profonda, spesso inattingibile con la razionalità, ma alla quale il Divino è in grado di parlare direttamente, attraverso i messaggi del mondo naturale, inteso come “non umano”, ma non solo (pensiamo alla sessualità). L’essere umano nel mondo che lo circonda, in cui un tempo ben poco era creato da lui, trova dei simboli, che sono confuse parole (come scrive Baudelaire), perché espresse in un linguaggio che non è il suo; perciò, sente il bisogno di produrre testi (orali o scritti) che li rendano più comprensibili (pensiamo alle favole, ai miti, ai testi sacri). Con il tempo, nascono caste di uomini “professionisti del Sacro”, teologie, dottrine… che possono avere un grande valore spirituale, ma che si allontanano sempre di più da quel mondo naturale, che prima faceva paura all’uomo, poi è stato da lui sottomesso e violentato.

Stessa cosa è accaduta con la scienza, nata con l’osservazione diretta della Natura in tutti i suoi aspetti e relegata sempre di più nei laboratori e nei modelli virtuali.

 

Nel XX secolo, di fronte al sempre più evidente ecocidio, allo stupro della Natura (che, per quanto possa essere indifferente alla nostra sorte e al nostro benessere, rimane pur sempre la matrice entro cui siamo nati, che ci nutre e ci sostiene ogni momento, della quale non possiamo fare a meno in nessun caso), sono nate diverse spiritualità che tentano di ricucire lo strappo tra essere umano e Natura, uno strappo che è destinato a farci soccombere come specie, uno strappo, appunto, contro-natura. In contrasto con l’ecologia classica, che è una branca della biologia e di altre scienze naturali, e dell’ambientalismo, che rimane antropocentrico, l’ecologia profonda (deep ecology) si propone di eliminare o attenuare il falso dualismo tra l’essere umano e l’ambiente naturale in cui vive e di promuovere il mondo non-umano come intrinsecamente degno di rispetto e di tutela, perché non inferiore in nulla rispetto al mondo umano. L’uomo è solo una sfaccettatura minima del pianeta Terra, ma si è sempre creduto molto superiore alla Natura, perché di origine divina: oggi alcune spiritualità, come alcune branche della New Age, la Wicca e altre religioni neopagane, affermano la pari dignità degli animali e delle piante, in quanto dotate di anima, al pari degli esseri umani. Inoltre, è sempre più evidente la connessione dell’uomo, in quanto parte integrante della Natura, con ogni altra parte: ogni danno che l’uomo infligge al mondo naturale, si ripercuoterà su di lui, perché il pianeta è un immenso sistema in cui ogni parte fa rete con tutte le altre e non è mai isolata.

 

Purtroppo le filosofie e le teologie che cercano di inculcare il rispetto per la Natura non sembrano in grado di arrestare l’ecocidio, non mancano anzi addirittura dei movimenti e delle filosofie che predicano l’assoluta superiorità dell’uomo e delle sue necessità economiche su tutto il resto, fino ad arrivare a quegli evangelicali statunitensi per i quali il disastro ecologico è un bene, perché affretta la seconda venuta di Cristo. Eppure oggi molti teologi e fedeli cristiani sono attenti a questo tema, anche se rimane chi accusa il giudeo-cristianesimo di essere la base filosofica e teologica della pretesa supremazia umana, e quindi dell’ecocidio.

 

Qualunque sia la nostra religione o spiritualità, qualunque itinerario di vita stiamo seguendo, proviamo a immergerci nella Natura, quella vera, a osservarla, ad ascoltarla, che sia un fiore, una vacca, una pietra ricoperta di muschio: proviamo a recepire il messaggio che ci manda, a farlo nostro, non con le parole, ma con il linguaggio intuitivo che le è proprio e che anche noi possediamo nella nostra psiche profonda. Se continuiamo ad avere un dialogo con la Natura, non tarderà a farci sapere qualcosa di lei, del pianeta, di Dio, e anche di noi stessi. Forse non è ancora troppo tardi per incamminarci sul sentiero che il Divino ha tracciato per noi fin dall’alba della nostra specie, molto prima che i testi sacri venissero concepiti. Come Dio si fa presente in un Salmo letto con la giusta disposizione d’animo, in spirito di preghiera, come si fa presente in un canto, così si farà presente ad ogni passo che facciamo in un bosco, su una spiaggia solitaria, su una scogliera al tramonto: la Natura è uno dei linguaggi con cui Dio ci parla, quello più antico, e sarebbe bene studiarlo, viverlo e amarlo.          

 

Giacomo Tessaro

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