Dove “ascese” Gesù? Azzardi queer.

Oggi, giovedì 25 maggio, oppure domenica prossima (a seconda delle diverse tradizioni liturgiche) diverse chiese cristiane celebrano la solennità dell’Ascensione di Gesù al Cielo.

 

Un episodio curioso… da tanti punti di vista.

 

Vetuste cosmologie infrante.

Innanzitutto l’episodio appare curioso in quanto intriso di un ormai vetusto schema teo-cosmologico che colloca il Cielo sopra la Terra come il luogo dove risiederebbe Dio. Nella Bibbia si legge, per esempio, che Dio abita i Cieli dei Cieli (1 Re 8,27). E per diversi secoli, applicando le teorie pitagoriche e i suoi sviluppi, si ipotizzarono diversi cieli stratificati uno sull’altro da attraversare per raggiungere a Dio. Una visione ormai superata dalle moderne conoscenze astronomiche e sfatata dall’astrofisica che, con la teoria delle stringhe, il bosone di Higgs e la materia oscura, sta sempre più evidenziando una più complessa correlazione e interconnessione planetaria della materia celeste. Quindi Dio – ipotizzandone l’esistenza – non abiterebbe al di sopra nei Cieli, ma dentro queste reti di connessione cosmica.

 

 

Gesù super-eroe?

Questo ci porta allora a chiederci cosa voglia mai dire che Gesù è asceso al Cielo, se Dio non abita più al di sopra nei Cieli. Ed ecco un altro punto di vista interpretativo, direi simbolico. Ascendere, salire vorrebbe dire “evolvere”, migliorarsi e passare ad un’altra dimensione. Un po’ come certi personaggi dei cartoni animati (per esempio Goku) che si trasformano attraverso il potere di sfere magiche. Quindi una specie di Gesù Supereroe (alla Jesus Christ Super Star) ma che ha poco (o nulla) a che fare con le narrazioni evangeliche.

 

 

Pellegrinaggi e ascensioni.

Torniamo allora alla Bibbia. Nella Bibbia troviamo i cosiddetti “salmi delle ascensioni“. Che non c’entrano nulla con l’odierna festa, ma potrebbero darci una indicazione semantica. I salmi delle ascensioni erano particolari canti che i pellegrini eseguivano quando, nel loro pellegrinaggio al Tempio, si trovavano nei pressi di Gerusalemme e da lontano vedevano lo splendore della città santa; e lì esultavano di gioia per la mèta finalmente raggiunta. Quindi il termine “ascensione” potrebbe voler implicare la gioia che Gesù ha provato nell’aver raggiunto la mèta del suo “pellegrinare”.

 

 

Chi l’ha visto?

E quale era questa mèta? Dove stava andando Gesù? Beh i più pii e devoti risponderanno: dal Padre. Dai racconti evangelici non sembra. Gli Atti degli Apostoli infatti scrivono: “detto questo fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (1,9). Non si parla di Dio (anche se la nube nella Bibbia spesso è il segno della presenza “opprimente” del divino) e tantomeno del Padre. Gesù – potremmo dire – scompare nella nebbia. Un po’ come nel film di Olmi Cento chiodi: sparisce nel nulla, si perdono le sue tracce e non si sa più nulla di lui. E questo mistero ha fatto sì che nei secoli (e ancora oggi) si sollevassero tante ipotesi: che si sia sposato, che sia andato in India, che abbia avuto dei figli, ecc. La fantasia umana si è sempre sbizzarrita al riguardo… fino a pensare che sia addirittura salito nei Cieli da Dio Padre.

 

 

Trovato! E’ a Betania.

E i Vangeli… cosa dicono? Il Vangelo di Luca (l’unico che narra questo epidosio) si chiude dicendo che Gesù condusse i discepoli verso Betania, li benedisse e sistaccò da loro (Lc. 24, 50s). Un’annotazione toponomastica curiosa che fa riflettere. Come mai Gesù ascenderebbe proprio in questo villaggio? A Betania – ci racconta l’evangelista Giovanni (12, 1 ss) – vivevano Maria, Marta e Lazzaro. Non erano sposati, ma vivevano insieme. E Gesù era molto intimo con loro, tanto che l’evangelista giunge a dire che Gesù li amava.

 

 

Amori poliamorosi.

Usando termini nostri, potremmo dire che Gesù, Maria, Marta e Lazzaro erano in una relazione poliamorosa. E questa annotazione ci apre a significati nuovi, inediti e sconvolgenti di questa solennità. Gesù quindi non sarebbe tanto salito nell’iperuranio platonioco dove non si è contaminati dagli enti corruttibili e terreni. Anzi! Al contrario Gesù avrebbe deciso, al termine del suo pellegrinare per villaggi predicando il Vangelo, di salire con esultanza (secondo il senso dei salmi delle ascensioni di cui sopra) a Betania per vivere con gioia i piaceri di una relazione poliamorosa con le persone che amava e che, in precedenza, per via della predicazione, aveva trascurato per anni. Ora finalmente poteva ricongiungersi loro e assaporare – come dice il salmo 133 (sempre delle ascensioni) – “come e bello e godurioso che gli amanti vivano insieme: è come olio profumato sul capo che scende”. Non a caso sempre i Vangeli annotano che proprio questa Maria, poco prima, aveva rotto un vasetto di olio profumatissimo e prezioso per versarlo sul capo di Gesù – secondo la versione di Marco (14, 3) e Matteo (26, 7) o – secondo al versione più erotica di Giovanni (12, 3) – sui suoi piedi; piedi, che nella Bibbia spesso sono quella parte del corpo indicata per alludere ai genitali.

 

 

Elevazioni orgasmiche.

Un Gesù davvero poco “celeste” – direi – ma molto umano e concreto che raggiunge l’apice, l’apoteosi della sua vita godendo insieme alle persone che amava dei piaceri della relazione d’amore anche sessuale. Un Gesù che non teme di farsi toccare, ungere e massaggiare i genitali; al contrario a chi si scandalizza risponde: “Lasciatela fare. Perchè la infastidite? Ella ha compiuto verso di me una azione buona” (Mc. 14,6).

 

 

Ascensione queer: l’estasi celestiale del sesso

Lo so: può sembrare un azzardo questa mia interpretazione. Ma, in linea con diverse pagine molto sessuate dei Vangeli e con tutto il messaggio biblico che celebra la sessualità umana come benedizione divina, mi piace reinterpretare in ottica queer questa festa come la memoria del momento in cui Gesù, insieme alle persone che amava, ha raggiunto quell’elevazione orgasmica che manda in Paradiso.

Eh sì. Perchè quando godi sessualmente e ti lasci andare ai piaceri del corpo, proprio lì, in quel momento, ascendi in un’estasi celestiale impagabile che è a dir poco divina. Il momento dell’orgasmo sessuale è una vera ascensione al cielo: un attimo in cui, nell’estasi di un momento che si fa eterno, siamo rapiti nei cieli dei cieli. Un momento fortemente carnale ma che è insieme intrisencamente mistico e spirituale, come ben testimonia anche la statua del Bernini riportata in apertura, dove santa Teresa appare insieme in estasi e preda di un orgasmo sessuale.

Il sesso è davvero divino e può essere un grande strumento che “Dio” (la Vita) ci ha fatto per ascendere al Cielo. E non solo il sesso genitale. Il corpo umano è un dono davvero divino che ha la capacità di farci godere e ascendere in sublimi orgasmi in una svariata molteplicità di forme. Un vero dono dello spirito creativo di “Dio” (della Vita).

 

Dunque buona ascensione orgasmica a tutt*

rev. Mario Bonfanti

 

 

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