Earth Day: terrestrità e cura del mondo.

 

Ieri si è celebrata l’annuale Giornata della Terra.

 

 

Dalle origini a oggi.

 

Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Da allora, le nazioni Unite celebrano questa ricorrenza ogni anno, un mese e un giorno dopo l’equinozio di primavera: il 22 aprile. La celebrazione vuole coinvolgere più nazioni possibili. Nata per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, come movimento universitario, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta un avvenimento educativo ed informativo.

 

 

Siamo tutti coinvolti.

 

Il problema ecologico e l’importanza di prenderci seriamente cura della Terra coinvolge ciascuno di noi. I dati sono davvero allarmanti. Non possiamo più aspettare o fingere che tutto vada bene e insinuare che ciò che ci viene detto dagli scienziati da decenni sia esageratamente allarmistico. Il tempo stringe e la Terra ci chiede di agire in fretta, finchè è ancora possibile invertire il processo, prima che la natura stravolga e ritrovi il suo equilibrio, estinguendo definitivamente la specie umana; e con noi molte altre specie attualmente ancora esistenti sulla Terra.

 

 

Cura del mondo: una fede civile universale.

 

Nel 2013 il prof. Duccio Demetrio scrisse un saggio intitolato: La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo. Un testo che invitava tutti a un’alleanza feconda per la custodia del mondo.

Scrive l’autore: “Credenti e non credenti (…) mai come prima d’ora, ci troviamo dinanzi a un appuntamento cruciale. E’ tempo che si stringa un’alleanza ideale e non ideologica, per una fede civile comune, nel più totale rispetto reciproco, in nome della salvezza della Terra, del cielo e delle acque” (ibidem., p. 125).

E, quindi, propone la coltivazione di un atteggiamento riverente verso la Terra cui tutti siamo legati, attraverso una sua narrazione poetica, una visione mistica, una empatia profonda e l’esercizio di quelle che egli chiama “arti povere”: il silenzio, la scrittura e la passeggiata (ibidem., pp. 221ss).

Un atteggiamento che diviene anche azione pratica: “la religiosità della terra (…) guarda alla difesa della terra (è una religiosità pratica) non soltanto in funzione della nostra sopravvivenza, ma anche della cura del mondo ben oltre i nostri interessi più immediati” (ibidem., p. 154).

 

 

Terrestrità: dall’uomo al Cosmo.

 

In questa direzione si pone anche la proposta del teologo anglicano Matthew Fox, col quale collaboro da anni, che nel libro “In principio era la gioia” propone uno spostamento del baricentro teologico dall’antropocentrismo alla cosmologia. La cultura che ha messo al centro l’uomo, infatti, ha creato troppi danni all’ambiente, riducendolo a semplice oggetto da sfruttare per i propri tornaconti economici. Occorre con urgenza recuperare una prospettiva mistica (che fu propria del cristianesimo medievale e non solo) che vede l’uomo come parte del tutto, immerso in quella che Fox chiama benedizione cosmica che lo precede e lo segue da miliardi di anni.

Da qui l’invito a dismettere la superbia moderna per indossare la vera umiltà originaria. Scrive il teologo: “Meister Eckhart… sottolinea che la parola umiltà viene dalla parola humus, che significa terra. Nella tradizione del creato, quindi, esser umili significa essere a contatto con la terra, a contatto con la propria terrestrità.” (Matthew fox, In principio era la gioia, p. 63).

E in questa direzione Fox propone pratiche sia di estasi e contemplazione del creato, sia di immersione nel dolore e pianto non solo degli uomini e donne oppresse ma anche degli animali in via di estinzione e delle foreste devastate e distrutte, per stimolare in noi quell’energia di rabbia e indignazione che ci porta ad agire insieme per un radicale cambiamento basato su un nuovo paradigma culturale fondato sull’evidenza scientifica dell’interconnessione di ogni cosa. Scrive Matthew Fox nel libro “La spiritualità del creato”: “La compassione non è altro che la messa in atto della nostra interconnessione, è la pratica di questa interconnessione” (p.66). E aggiunge anche: “La spiritualità del creato insiste anche sulla geo-giustizia (…) Non possiamo avere una giustizia umana autentica senza impegnarci allo stesso tempo nella lotta per la giustizia nei confronti della nostra casa: il pianeta Terra” (ibidem).

 

 

Prendersi cura della casa comune.

 

E’ quanto scrive lo stesso papa Francesco nell’enciclica Laudato sii.

Scrive il pontefice in apertura: “«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi… «per sora nostra matre Terra». Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla (…) Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7).” (par. 1-2)

E poco oltre aggiunge: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare (…) Abbiamo bisogno di un confronto che ci unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci riguardano e ci toccano tutti. ” (par. 13-14)

 

 

Nessuna chiesa può restare indifferente.

 

L’appello di Francesco non riguarda solo la chiesa cattolica, ma tutte le chiese cristiane.

Tutte insieme dovremmo porre al centro delle nostre azioni pastorali la cura della nostra Madre Terra, non solo a parole ma con azioni concrete che abbiano un reale impatto.

Infatti, quante chiese usano esclusivamente (o quasi) energie rinnovabili? Quante chiese hanno abolito l’utilizzo della plastica? Quante chiese hanno ridotto la stampa di materiale cartaceo? Quante chiese hanno smesso di riscaldare i propri edifici di culto con conbustibili di natura fossile? Quanti edifici di culto utilizzano lampadine a Led? Quante chiese piantano alberi nelle loro proprietà? Ecc.

Non possiamo più aspettare o esimerci da questo urgente compito delegando sempre ad altri. Tocca noi agire e unirci a tutt* coloro che oggi protestano e agiscono affinchè si cambi presto rotta… finchè siamo ancora in tempo.

 

 

La Carta della Terra.

 

Già nel 2000, dopo anni di consultazioni, stesure, ritocchi, venne redatta quella che fu chiamata la Carta della Terra, una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società globale giusta, sostenibile e pacifica nel 21° secolo.

La Carta si propose di ispirare in tutti i popoli un nuovo sentimento d’interdipendenza globale e di responsabilità condivisa per il benessere di tutta la famiglia umana, della grande comunità della vita e delle generazioni future.

Un testo breve ma molto denso, i cui punti programmatici (che spaziano dall’ecologia alla giustizia e democrazia) purtroppo sono rimasti spesso solo sulla carta.

 

 

Dalle parole ai fatti: Fridays for Future&Extintion Rebellion.

 

Dopo tuttte queste belle parole, proclami e dichiarazioni, oggi stiamo assistenza ad una rinascita di una coscienza ecologica e urlo profetico nei giovani e giovanissimi.

Dal movimento Extiction Rebellion a Greta Thunberg e il movimento Fridays for Future da lei avviato, siamo di fronte a masse di giovani (e meno giovani) che sono stanchi di ascoltare le parole degli adulti e pretendono fatti concreti! Ne va di loro, di noi tutti e dell’intero Pianeta sul quale siamo ospiti.

Due movimenti che, data la loro portata numerica e l’attenzione mediatica che hanno conquistato, fanno sperare: di fronte a tutta questa massa di persone che chiedono politiche concrete di riduzione del riscaldamento climatico e che non si fermano ma sono intenzionate a proseguire finchè non vedranno varate norme effettive in questa direzione, i governi e le multinazionali potranno poco. Ora resistono e prendono tempo. Ma prima o poi dovranno cedere alla forza e tenacia di questi giovani.

E grazie a questi giovani – forse – ci salveremo.

 

rev. Mario Bonfanti

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