Finalmente abbiamo una legge!

Oggi 14 dicembre 2017 sarà ricordata come una data storica nel percorso dell’Italia verso la civiltà: dopo anni di attese, ritardi e rinvii, il Senato ha approvato in via definitiva (con 180 voti favolevoli e 71 contrari) una legge sul biotestamento.

Vorrei presentare brevemente i punti cardine del testo (che potete poi trovare per esteso in rete) e fare contestualmente alcune considerazioni.

 

 

La legge

 

La legge approvata consta di 8 articoli, di cui gli ultimi tre riguardano aspetti tecnici per l’applicazione della legge.

L’articolo di apertura così recita:

La presente legge, nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.

 

 

Due elementi cardine

 

Nel testo troviamo, accanto al diritto alla vita e alla salute, anche l’intenzione del legislatore di tutelare la dignità e autodeterminazione della persona.

Due elementi fondamentali e fondanti l’intero impianto della legge; specialmente il secondo, da cui scaturisce il seguito del testo. Si legge immediatamente dopo: “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”.

E più avanti, sempre all’art. 1. comma 5 si esplicita che “ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, con le stesse forme di cui al comma 4, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso. Ha, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento, con le stesse forme di cui al comma 4, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’interruzione del trattamento”.

Per fugare, poi, dubbi o eventuali resistenze da parte di certe posizioni ideologiche, il testo spiega che: “sono considerati trattamenti sanitari la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale, in quanto somministrazione, su prescrizione medica, di nutrienti mediante dispositivi medici”. 

Un enorme successo! Un grande risultato di civiltà! Finalmente la vita e la salute (che certo sono valori) non potranno più essere sventolate come bandiere per le proprie battaglie ideologiche. E finalmente sul loro altare non potranno mai più essere sacrificati degli esseri umani!

 

 

Non ammessa obiezione!

 

Per fortuna nel testo non si dà nessunissimo spazio alla eventualità che un medico si appelli all’obiezione di coscienza e, quindi, agisca in contrasto alle volontà del paziente.

Sempre al’art 1. comma 6 si legge: “Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale. E, ancora più esplecitamente, al comma 9 è scritto che Ogni struttura sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei princìpi di cui alla presente legge”. 

Quindi (finalmente!!!) da ora in poi nessun ospedale e nessun medico potrà appellarsi ai propri personali principi per violare la volontà del paziente.

 

 

Dignità e terapia del dolore

 

L’articolo 2, partendo dal principio della tutela della dignità, aggiunge anche il tema del dolore.

Al comma 1 si legge: “Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze”E al seguente comma si vieta categoricamente, di conseguenza, ogni accanimento terapeutico: “Nei casi di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati”. 

E si termina affermando che: “in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente”.

Ritengo molto importante anche questo passaggio, che – finalmente – implicitamente nega categoricamente un fantomatico “valore” al soffrire e impone ai medici il dovere di alleviare le sofferenze del paziente.

 

 

Il dolore non salva nessuno!

 

Il dolore subìto e causato dalla malattia non è mai e poi mai un valore. Non è umano; non è neppure volere divino e non ha nessunissimo valore salvifico!

Lo affermo anche come prete e come teologo: il messaggio fondamentale presente nel cristianesimo (così come in tutte le grandi religioni) è – come scriveva lo studioso Joseph Campbell – l’invito a divertirsi e godersi la vita. Non a soffrire! E ogni dolore subìto è contro il progetto divino. A tal punto che nel libro dell’apocalisse è scritto: “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; non vi saranno più morte, lutto, lamento, dolore” (Ap. 21, 4). E Qoelet, nella sua saggezza, affermava: “Va’ e mangia con gioia il tuo pane; bevi il tuo vino con cuore lieto, perchè questo è ciò che Dio vuole” (Qo. 9, 7).

Quando il dolore mette a repentaglio la serenità della persona, esso va assolutamente alleviato e/o eliminato, con tutti i mezzi che la medicina ha a disposizione. Un dolore subìto, anche se minimo, non ha nessunissimo valore e non salva nè migliora nessuno.

 

 

Finalmente le DAT!

 

Un’altra importantissima novità è contenuta nell’articolo 4 rispetto alle DAT: le Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Sono molto contento siano state inserite nel testo. Un anno fa anche noi come chiesa avevamo collaborato alla raccolta firme per la loro approvazione e siamo felici di vederle nella legge.

Così recita il testo: “Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso le DAT, esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari”. 

Poter anticipare le proprie volontà, che dovranno essere rispettate dai medici, è un grande passo di civiltà nella direzione del rispetto del diritto di ciascun essere umano ad autodeterminarsi, anche se questo significa andare incontro alla morte.

 

 

Eutanasia

E qui vengo alla nota dolente.

Subito, all’approvazione del testo, alcuni hanno urlato:  “In Italia legalizzata l’eutanasia”. Speriamo presto – rispondo io.

Questa legge è un primo passo molto importante e che aspettavamo da anni; ma – certamente – il cammino verso la civiltà non è giunto alla fine. Ora occorre proseguire e lavorare affinchè anche in Italia si inizi a ragionare  con serietà e determinazione nelle sedi istituzionali sul tema dell’eutanasia. Perchè se – certo – DAT e diritto all’interruzione del trattamento sono un grande risultato in ordine alla tutela del diritto di autodeterminazione e dignità della persona, è anche importante riconoscere che vi sono situazioni particolari nelle quali solo l’eutanasia garantisce questi principi. E quindi uno Stato laico e civile ha il dovere di permetterne la somministrazione in strutture sanitarie presenti sul proprio territorio.

Quindi (e concludo) mi auguro che questo giorno sia l’alba di un giorno molto prossimo in cui – finalmente – in Italia sarà garantito, accanto al diritto di vivere, anche di morire, non solo di morte naturale.

E vi invito a visitare il sito Eutanasia Legale e firmare l’appello per la proposta di legge.

 

rev. Mario Bonfanti

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