Il martirio di Alfredo. A 20 anni dal suo tragico gesto.

Il 13 gennaio del 1998 lo scrittore siciliano Alfredo Ormando si immolò in Piazza San Pietro per i diritti delle persone omosessuali nella chiesa. A 20 anni da questo suo grido rimasto inascoltato dalle gerarchie, noi MCC, chiesa nata proprio da un atto di discriminazione omoboba subito dal nostro fondatore Troy Perry, sentiamo il dovere morale di onorare questo martire della cristianità e dare ascolto al suo grido profetico.

 

 

Chi era Alfredo

 

Alfredo nacque in Sicilia il 15 dicembre del 1958 da una famiglia di contadini illetterati.

Ecco quanto lui stesso scriveva in una lettera: sono nato a San Cataldo, un paesino in provincia di Caltanissetta, il 15 dicembre del 1958. Mio padre e mia madre erano analfabeti, hanno lavorato nei campi e poi sono diventati operai. Ho sette fratelli, le nostre condizioni economiche sono state modeste, quando non disagiate. Io non sono riuscito a frequentare la scuola regolarmente e ho preso la licenza media a venti anni, come privatista. La maturità magistrale cinque anni fa. Mi sento un anticonformista e sento intorno a me, come ho scritto a un amico, il mondo ostile, armato verso coloro che hanno «dentro di sé quel qualcosa in più che va a cozzare contro la grettezza, i pregiudizi, l’invidia e il provincialismo della propria gente».

Proprio questa ostilità e non accettazione da parte della famiglia, della società e della chiesa in cui credeva di poter trovare conforto e spazio, lo hanno portato a maturare la scelta di immolarsi.

 

 

Il dramma del rifiuto

 

In una lettera dell’11 novembre 1997 scriveva: Sono stufo di vedermi isolato, emarginato. Che vale vivere quando non si è amati e rispettati? È troppo, non riesco più a trovare un motivo valido per dare un senso alla mia vita, magari un appiglio tenue, banale… Mi sento un appestato, un lebbroso con i suoi campanelli legati ai piedi per avvisare la gente di stare lontana da me. Mi chiedo se un uomo già morto può essere considerato un suicida… Perché devo vivere? Non trovo una sola ragione perché io debba continuare questo supplizio…

Parole piene di dolore, di delusione, di profonda solitudine che, a distanza di 40 anni, pesano come macigni scagliati nello stagno dell’indifferezna sociale di fronte a drammi simili che ancora oggi, purtroppo, si ripetono in moltissime regioni del mondo… e anche italiane. Drammi inascoltati, ignorati, velocemente achiviati. Magari un veloce articoletto in un giornale locale; e poi: il silenzio.

 

 

Un silenzio da vomito.

 

Alla tragica morte di Alfredo, il portavoce del Vaticano, Ciro Benedettini, con fredda e calcolata falsità, dichiarò: Nella lettera trovata addosso a Ormando, non si afferma in nessun modo che il suo gesto sia determinato dalla sua presunta omosessualità o da protesta contro la Chiesa.

Peggio ancora: quando il quotidiano Repubblica pubblicò la lettera in cui Alfredo diceva in modo inequivocabile che il suo gesto era “una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità” e tutta la stampa mondiale fece eco, l’Osservatore Romano scelse la via del silenzio assoluto e diede, invece, spazio all’udienza concessa da Giovanni Paolo II a una delegazione di artisti circensi che «avevano portato al suo cospetto un grosso pitone». Notizia che non si poteva certo tacere, vista l’eccezionalità della presenza di un pitone in Vaticano!

Un silenzio e una indifferenza dir poco disgustose! Mi vengono in mente le parole dell’Apocalisse: Conosco le tue opere: poichè non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. (Ap. 3,15)

 

 

Un gesto inequivocabile

 

Eppure il gesto di Alfredo Ormando era chiarissimo e non equivocabile. Non si poteva restare indifferenti: essere nè caldi nè freddi. Il suo gesto parlava chiaro e le sue parole interpellavano direttamente la chiesa.

L’11 novembre 1997 scriveva: Sto meditando di trascorrere il Natale a Palermo con la mamma e «Y», a gennaio di andare a Roma e di darmi fuoco a Piazza San Pietro … 
Quei pochi minuti di sofferenza saranno ripagati con la cessazione di tutti i dispiaceri, di tutti i dissapori. Nel’aldilà a nessuno farò drizzare i capelli ed arricciare il nasino perché sono un omosessuale.

Il 27 novembre: faccio sul serio. Mi rendo conto che il suicidio è una forma di ribellione a Dio, ma non riesco più a vivere; in verità sono già morto. Sono impaziente di andare a Roma e lì lasciare una vita che per me è stata sempre una condanna.

Il giorno di Natale: Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi! Non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la Natura, perché l’omosessualità è sua figlia.

Il 4 gennaio 1998: sono impaziente di mettermi in viaggio per farla finita a Piazza S. Pietro… Il dolore di sentirmi bruciare vivo non mi spaventa più. Soffrirò pochi minuti, poi le endorfine mi aiuteranno a sopportare lo strazio. Paragonato al mio vivere è di gran lunga preferibile, perlomeno durerà pochi minuti.

E ancora: Nel mio giubbotto, che ho poggiato per terra, sui lastroni calpestati da migliaia di fedeli, ho lasciato una lettera di denuncia. Almeno le parole di un morto, di un martire, le leggeranno. Bisogna ammazzarsi per farsi sentire.

 

 

Voci ignorate di martiri

 

E invece le gerarchie cattoliche hanno ignorato, taciuto, archiviato. E ancora oggi tacciono. Colpevolmente!

E, nonostante illusionistici miraggi di improbabili aperture, probabilmente anche quest’anno, pur essendo il 20° anniversario del sacrificio di Alfredo, in Vaticano molto probabilmente si farà finta di niente. Per l’ennesima volta.

Mi viene in mente a proposito l’amaro lamento di Gesù su Gerisalemme: Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati. Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia che protegge i suoi pulcini sotto le ali; ma voi non avete voluto! (Matteo 23,37)

E come Gerusalemme, così ancora oggi la chiesa cattolica non vuole cambiare, non vuole ascoltare la voce dei profeti ma li mette a tacere sotto un requiem e una lastra sepolcrale.

 

 

Noi non possiamo tacere!

 

Ma noi, chiesa MCC, non possiamo tacere!

E neppure possiamo restare indifferenti di fronte al grido di Alfredo e di tant* altr* che ancora oggi denunciano le ingiustizie di un cristianesimo senza umanità e di un’umanità senza accoglienza e rispetto di ogni essere vivente.

Perciò noi chiesa MCC italiana sabato ricorderemo e onoreremo Alfredo insieme agli amici de Il Guado di Milano. Daremo ascolto alle sue parole, al suo grido, al suo martirio, lasciandoci interpellare ancora oggi: perchè troppe persone, nonostante le conquiste LGBT in diversi paesi del mondo, vengono ancora discriminate. E purtroppo anche in Italia e ancora oggi alcune chiese escludono in nome di un falso vangelo, di un falso idolo, di una religione dell’anticristo. E noi come chiesa totalmente inclusiva non possiamo tacere e far finta di nulla.

Noi MCC denunciamo il falso messaggio di quelle chiese che usano il Vangelo e la dottrina per condannare a morte psichica e spirituale noi persone LGBT; e invitiamo ogni persona LGBT ad aprire gli occhi e chiamare con il suo nome le ingiustizie che vengono ancora perpetrate contro di noi. Nessuna esclusione può essere giustificata con la Bibbia! Nessuna condanna dell’omosessualità può essere fatta passare per volontà divina! Nessuna terapia riparativa può essere camuffata come periodo di riflessione! Tutto ciò che esclude e condanna è palesemente in contrasto col messaggio evangelico e quindi anticristiano.

Il messaggio di questo straordinario uomo e profeta che chiamavano Gesù e che ci è giunto attraverso i Vangeli è l’attuazione radicale della profezia che sognava un banchetto al quale si sarebbero seduti tutti gli esseri umani, un mondo dove il lupo e l’agnello dormono insieme e il leone si ciba di paglia come il bue, una grande città dalle porte sempre aperte a chiunque, un tempio dove tutti i popoli possono salire e celebrare secondo il proprio culto, un unico popolo umano dove anche gli stranieri e le persone LGBT ne faranno pienamente parte e verranno rispettati. Un sogno e una visione che il Vaticano ha dimenticato da secoli; ma che diverse altre chiese cristiane minori ed emarginate stanno già attuando qui su questa terra. Perchè il Regno di Dio è già venuto: è qui, in queste realtà totalmente inclusive e rispettose di tutt*.

E noi chiesa MCC (insieme a tante altre chiese liberal ed ecumeniche come noi) agiamo concretamente affinchè questo sogno profetico sia già ora una realtà e il mondo possa già da ora diventare la casa per tutt*: luogo ospitale dove ogni essere possa vivere in totale libertà, sicurezza e armonia.

 

Vi aspettiamo sabato pomeriggio a Milano presso la sede de Il Guado.

Rev. Mario Bonfanti

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