Io voglio. Tu devi.

Voglio condividere una piccola riflessione che nasce dalle mie meditazioni solitarie e dal dialogo quasi quotidiano con “il Falascone”, pastore unitariano universalista a Roma.

 

 

Introduzione.

 

In questo periodo sto molto riflettendo sul neopaganesimo, la magia e le tematiche che queste Vie portano con sé. Sono rimasto molto colpito dalle Sybille della Luna (un particolare metodo di divinazione, affine ai tarocchi) e dal responso proposto da una delle carte: “Io voglio, io voglio, io voglio è il tuo mantra, la tua forza è nei tuoi sogni impossibili”.

 

 

La divinazione… come indagine psicologica.

 

I metodi di divinazione non dovrebbero servire, molto banalmente, per prevedere cosa accadrà nei prossimi giorni (per questo quelle due righe scarse di oroscopo che appaiono sui giornali non hanno nessun valore), sono piuttosto strumenti di indagine psicologica, elaborati in epoche in cui la psicologia sperimentale e scientifica inaugurata da Freud ancora non esisteva.

La psicologia come noi la intendiamo ha dalla sua il metodo scientifico, ma, come sappiamo, questo metodo molto spesso non è in grado di scandagliare tutti gli abissi del reale, in particolare quando il suo oggetto di indagine è qualcosa di estremamente ingarbugliato e oscuro come la mente umana (che in massima parte è costituita da contenuti inconsci), un “garbuglio” appunto, che non sempre rispetta le regole del tempo e dello spazio.

 

I metodi di divinazione (tarocchi, astrologia, sibille, I Ching e altri ancora) dovrebbero avere il compito di donarci degli “insights”, delle intuizioni di ciò che esiste sotto la superficie delle nostre convinzioni più radicate, di “vedere all’interno” (in-sight) anziché osservare sempre e solo l’esterno, la scorza (come il più delle volte fa il metodo scientifico).

Per fare questo, solitamente usano il principio ermetico delle corrispondenze: “Come in alto, così in basso”, ad ogni elemento del macrocosmo ne corrisponde uno del microcosmo, vale a dire dell’essere umano: per esempio, le corrispondenze tra pianeti ed elementi della personalità, tra erbe e organi del corpo, tra una carta dei tarocchi ed una situazione della vita, etc.

 

 

Conoscersi: scavare dentro la propria anima.

 

È un campo di studi estremamente complesso, che non pretendo minimamente di esaurire in un breve articolo, né in una vita sola. È un modo per conoscere se stessi, non a caso il motto “Conosci te stesso” era scolpito sul santuario del più famoso oracolo dell’antichità, quello di Delfi: al di là del voler conoscere il futuro (gli antichi stessi non sempre ci credevano: erano già note le obiezioni ricorrenti contro la magia e alla divinazione), la divinazione permette un lavoro di scavo dentro la nostra anima ricorrendo a un metodo che non conosce le rigidezze del metodo scientifico sperimentale, né i pregiudizi di certa psicologia (per quanto siano stati utili anch’essi per gettare luce sulla psiche).

 

 

Fai ciò che vuoi.

 

Tornando a quel “Io voglio”, è interessante notare come la magia e il neopaganesimo siano delle Vie che molto spesso si basano proprio su questo principio: tutt* abbiamo sentito parlare di magia “nera”, oppure di magia “sessuale”, che avrebbero lo scopo di sottomettere e manipolare esseri umani e sovrumani al nostro volere. Il tipo di magia che religioni come la Wicca si propongono viene definita “bianca” e non tratta affatto di sottomettere il prossimo al nostro volere e capriccio; si tratta comunque sempre di una “manipolazione”, in quanto si propone di agire sulle forze universali per far sì che i nostri desideri (purché non siano malvagi) si realizzino. E proprio qui, mi sembra, sta il punto di molta della Wicca e della magia cosiddetta “cerimoniale”: il nostro volere diviene legge (come afferma la Legge del Thelema elaborata da Aleister Crowley: “Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge; Non vi è altra legge oltre Fai ciò che vuoi”); secondo altri, le forze invisibili dell’Universo si mettono al servizio dei nostri desideri, non perché costrette, ma perché tale è la loro natura (“Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto se stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni” scrive Paulo Coelho); i sogni e i desideri stessi sono la cosa più importante per l’essere umano (ancora Coelho: “Nessun cuore ha mai provato sofferenza quando ha inseguito i propri sogni”) e la radice della vera spiritualità.

 

Il mio personale cammino.

 

All’interesse per questo tipo di spiritualità sono giunto con gradualità; proveniente da un contesto cristiano non imposto, ma liberamente scelto, ho avuto da principio difficoltà ad accogliere molti degli elementi esoterici, quando ho cominciato ad interessarmene, perché mi parevano del tutto bizzarri o fuori luogo in un cammino legato al protestantesimo come il mio. Eppure, senza assolutamente voler arrivare a certi estremi come quelli riportati sopra, e neppure alla manipolazione vera e propria delle forze universali (che poco mi interessa), la valorizzazione del desiderio, della volontà, della gioia di volere ed ottenere (ma anche semplicemente di volere senza ottenere precisamente quello che desideravo, in quanto si tratta comunque di un’espansione dell’anima verso il mondo esterno) mi ha portato ad uscire gradualmente da me stesso in un modo che il cristianesimo, con il suo forte senso del peccato e dell’imperfezione umana (anche laddove poco si insista sulle regole morali, come nella Chiesa che avevo scelto), non aveva favorito del tutto, pur donandomi qualcosa di molto prezioso, come il contatto con il trascendente e il senso di una comunità di fede che diventa famiglia.

 

 

La Spiritualità del Creato e Il Cerchio.

 

Proprio questo mi sto sforzando di approfondire nel solco dell’esoterismo e del neopaganesimo, anche grazie alla Spiritualità del Creato e ad alcuni elementi delle nostre celebrazioni del Cerchio: il desiderio dell’anima e del corpo che bypassa la mente ragionante e discriminante, la gioia e il senso della fisicità, il significato dell’”Io voglio” portato avanti nel rispetto del prossimo, non in quanto capriccio, ma come necessità dell’anima che non può venire eternamente rinnegata.

 

Le nostre nonne ammonivano che “L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re!”, eppure mi sembra che oggigiorno siano in piena fioritura molte spiritualità che ci invitano a esplorare i nostri desideri, anche quelli di cui forse non siamo coscienti, in linea anche con certe branche della psicologia. Forse questo discorso può apparire eccessivamente New Age, ma si tratta evidentemente di un bisogno profondamente sentito dagli esseri umani della nostra epoca e non sarebbe realistico ignorarlo.

 

 

“Tu devi” vs “Io voglio”.

 

Su un vecchio sito web di apologetica protestante fondamentalista lessi una presentazione dell’universalismo unitariano, ovviamente secondo quel punto di vista: a un certo punto presentarono una sorta di “dichiarazione d’intenti” presa da un sito UU, che riportava frasi del tipo: “Io voglio una religione che…”; mi ricordo bene il commento che questi apologeti fecero a questa dichiarazione: “Avrete notato come questo universalismo unitariano abbia adottato un mantra ossessivo: Io voglio, io voglio, io voglio!”. Il commento continuava, non ricordo come, ma sicuramente si faceva presente come la “dottrina biblica” preveda che l’essere umano si sottometta ad essa interamente, con la mente e la volontà, e come non ci sia spazio per la volontà umana, in quanto irrimediabilmente corrotta e peccatrice: è l’assunto originario di Giovanni Calvino, riproposto da numerosissime denominazioni protestanti, soprattutto nei Paesi anglosassoni. Il giudaismo biblico, il cristianesimo e l’Islam sono indubbiamente vie spirituali del “Tu devi”: da qui tutte le stringenti regole morali, che indubbiamente hanno contribuito a dare forma alla nostra civile convivenza e a cui hanno aderito molti maestri spirituali, ma da cui sono derivate anche il fondamentalismo, le regole che cercano di imbrigliare la sessualità, l’idolatria della Bibbia e del Corano, fino ai Catechismi e alle Confessioni di fede, a cui è obbligatorio credere, per non parlare dei minuti precetti morali, soprattutto sessuali, ancora in voga in certi ambienti. A volte si arriva a una sintesi aberrante: “Io voglio, quindi tu devi…”.

 

 

Io voglio ciò che devo.

 

Io voglio… dietro a queste due parole, se vogliamo viverle in maniera autentica, c’è tutto un lavoro di autodisciplina, tanto più dura e incerta quanto non abbiamo nessun Catechismo che ci indichi punto per punto cosa dobbiamo fare. È ottima cosa “volere un mondo all’altezza dei sogni che abbiamo”, per dirla con Ligabue, ma forse non è chiaro a tutti il lavoro che c’è dietro a tutto questo, non solo per imparare a volere, ma anche perché il nostro volere sia utile anche agli altri.

Ai bambini si insegna il “Tu devi” e a estirpare l’erba voglio, ma quanti, una volta adulti, riprendono contatto con i desideri e i sogni, facendo di tutto per realizzarli? Credo siano sempre di più, e molti cercano un aiuto nella tradizione esoterica e nella psicologia, perché per volere bisogna innanzitutto conoscere se stessi, e non occorre nessuna laurea per farlo, anzi, oggi siamo enormemente avvantaggiati rispetto ai tempi dell’oracolo di Delfi e di Socrate, perché disponiamo di un flusso inedito di informazioni: tutto sta a saperlo utilizzare correttamente, e per questo, oltre alla libertà, ci vuole l’autodisciplina e il duro lavoro, fino ad arrivare alla sintesi che mi permetto di azzardare (su suggerimento del Falascone), che può essere considerata forse una sintesi di magia e di impegno sociale: “Io voglio ciò che devo”. Sia questa la vetta a cui porta ogni Via correttamente seguita.

 

 

Ma là dove il deserto è piú solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto.

 

Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria.

 

Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol piú chiamare signore e dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”.

 

“Tu devi” gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l’oro, e su ogni squama splende a lettere d’oro “tu devi!”.

 

Valori millenari rilucono su queste squame e cosí parla il piú possente dei draghi: “tutti i valori delle cose – risplendono su di me”.

 

“Tutti i valori sono già stati creati, e io sono – ogni valore creato. In verità non ha da essere piú alcun “io voglio!””. Cosí parla il drago.

 

Friedrich Nietzsche, Cosí parlò Zarathustra          

 

 

Giacomo Tessaro

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