Le mie veglie. Emozioni e vicinanza

Da volontario del Portale su fede e omosessualità “Progetto Gionata” quale sono, ormai da diversi anni, le Veglie contro l’omotransfobia sono una delle “feste comandate” che scandiscono l’anno di una persona LGBT cristiana, assieme al Natale, la Pasqua, la Giornata del Ricordo Trans…

 

Prima di partecipare effettivamente a una Veglia, desideravo molto avere questa possibilità: mi piaceva l’idea di approfondire il mio ruolo di alleato del mondo LGBT e di passare un paio d’ore in maniera significativa; sarebbe stato un modo di imparare qualcosa, come persona e come cristiano, e di sentirmi in comunione con altri cristiani e cristiane, sconfiggendo, per una mezza giornata, l’isolamento in cui vivo nella mia piccola cittadina.

 

Lavorando per Gionata sentivo, all’approssimarsi della ricorrenza, l’emozione che le Veglie suscitano in chi vi partecipa veramente, percepivo, dagli articoli che venivano pubblicati sul portale e che io stesso impaginavo, il fremere di tante persone che auspicavano un ammorbidimento della loro Chiesa di fronte alla loro vita, bella, normale, piena di affetto e problemi, come quella della maggioranza delle altre persone. Leggevo e percepivo tutto questo e avrei voluto rendermi più partecipe, far sentire, se non la mia voce, almeno la mia presenza, ma per alcuni anni non potei muovermi da casa in occasione delle Veglie più vicine a me.

 

L’occasione si è presentata nel 2016, a Pinerolo, stimolato dall’invito di una mia amica, diacona nella comunità valdese della città. È stata una giornata particolare, che mi ha colpito nel profondo: molto sentita e ricca la celebrazione, molto partecipata da parte della comunità: non scorderò mai il momento in cui, prima della celebrazione nel tempio, noi (circa otto persone) che ci siamo alternat* sul pulpito per la liturgia, ci siamo strett* in cerchio per un momento di preghiera, un vero momento di energia d’amore che mi ha toccato personalmente in un modo che non dimenticherò mai. Ricordo la presenza di don Franco Barbero e di molti attivisti e attiviste che hanno reso speciale quel momento, oltre a una folta rappresentanza di valdesi pinerolesi (forse anche molti cattolici?).

 

L’anno seguente ho partecipato ancora alla Veglia di Pinerolo, che però, probabilmente a causa di alcuni dissapori in seno alla comunità, si è svolta più in sordina, in un parco pubblico vicino al tempio, lontana dalla solennità dell’anno prima: i partecipanti hanno stentato a farsi sentire dai passanti e il tutto è risultato non efficace come la Veglia precedente. L’altare predisposto in quel parco era però molto suggestivo, con i suoi drappi arcobaleno e le sue candeline: lì si sono alternati attivisti, sacerdoti, la diacona Alga, persone che leggevano testimonianze e preghiere.

 

Forse, celebrando in quel parco, si sperava di coinvolgere di più la cittadinanza: non credo sia successo, ma c’era certamente qualcosa che legava chi, in quel momento, stava partecipando, compreso me, che ho partecipato da spettatore, con scarsa voglia e scarso entusiasmo, e che ho badato ad andarmene via come un razzo appena la celebrazione è finita: stavo attraversando un periodo doloroso e stressante e ho voluto fare atto di semplice presenza, a differenza dell’anno prima.

 

Quest’anno non parteciperò a nessuna Veglia, pur avendo ricevuto degli inviti: il mio allontanamento dalla Chiesa Valdese mi ha allontanato anche da molte precedenti frequentazioni e preferisco rimarcare la mia nuova vita di fede anche fisicamente, per così dire; per le prossime Veglie non azzardo previsioni, potrò cambiare idea, ma sono sempre vicino al popolo LGBT e alle sue lotte, di cui le Veglie sono parte essenziale: troppe persone LGBT lottano disperatamente con una comunità cristiana che non le accetta, e per questo simili iniziative sono quanto mai necessarie, anche e soprattutto a fronte delle minacce e della rabbia dei conservatori più accaniti, che vorrebbero azzerate ogni accoglienza, ogni pastorale, ogni gesto di amicizia che si rivolga alle persone LGBT e le accetti così come sono, senza tentare di modificarle secondo i propri comodi ideologici.

 

Per questo sarò comunque presente a ogni Veglia, attraverso la mia preghiera e il mio lavoro per Gionata: perché chiunque venga accettat* così com’è, al di là di ogni inutile e fazioso moralismo.

 

Giacomo

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