Lettera aperta ad Alessandro

Caro Alessandro

 

sull’articolo che ho letto e che ti riguarda, ho appreso che molta gente ha preso in mano la tastiera per scriverti. Questa mia, che scrivo a nome del mio gruppo, è forse solo l’ennesima lettera aperta che hai ricevuto nell’ultimo periodo, e che forse leggerai non subito, ma tra molti anni, quando sarai passato attraverso varie esperienze e forse starai cambiando idea. In questo caso, spero proprio che tutti noi che ci siamo rivolti a te, non ti abbiamo scritto invano.

 

Faccio parte di un gruppo, il Cerchio, che opera in Lombardia.

Le nostre origini sono cristiane, come quasi tutto in Italia.

Siamo persone diverse per età e per credenze, ma ciò che ci accomuna è la ricerca di percorsi liberanti; a partire dalla nostra sete di spiritualità ci siamo incamminati, persone etero e LGBT+, verso molte liberazioni: come leggere il Vangelo in libertà, creare una spiritualità senza dogmi e barriere, accettare la nostra sessualità e quella degli altri e altre, ecc.

 

Sinceramente non conosco la chiesa a cui tu fai riferimento. So che nel mondo evangelico le realtà sono molte, lo so perché vengo anch’io da quel mondo, a cui mi sono avvicinato alcuni anni fa. A me, in verità, hanno insegnato che Gesù è liberazione, è assenza di giudizio e di autorità umane che possano dire cosa è giusto e cosa è sbagliato al posto della coscienza individuale. A me hanno insegnato questo, ma so benissimo che non tutte le realtà evangeliche sono uguali.

Ti inviterei però a riflettere su quanto ho appena accennato, e a cercare di approfondirlo, magari nell’alveo del protestantesimo storico: ci sono molte realtà che parlano di Gesù, la tua non è l’unica e l’interpretazione che ti hanno dato del Vangelo non è l’unica.

 

È importante celebrare il Signore con gioia, ma, se possibile, è ancora più importante accettarsi per ciò che si è; e mi dispiace molto che questo non te lo abbiano insegnato.

 

Al di là della fede, il nostro nucleo più intimo non cambia, e prima o poi bisogna farci i conti. Ma non è una minaccia.

 

Ti auguro di trovare al più presto la tua vera dimensione, perché è solo lì che possiamo trovare Dio.

 

Ti auguro di trovare in futuro un percorso di fede liberante, in cui tu possa esprimerti per quello che sei, che non ti chieda di cambiare la tua fibra intima.

 

Tutti e tutte noi meritiamo di essere accettati per quello che siamo, anche perché, te lo assicuro, Dio ci ha creati così e vuole che fioriamo così come siamo, lì dove siamo, con l’identità che ci forgiamo nel tempo e che deve rispecchiarci il più possibile, se vogliamo essere onesti con noi stessi.

 

Concludo mandandoti un grande abbraccio nel nome di tutto il Cerchio, fiducioso che prima o poi la tua strada e la tua identità vera le troverai.

 

Giacomo Tessaro (a nome di tutta la comunità MCC “Il Cerchio”)

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