L’omosessualità nella Bibbia.

Diverse sono le menzioni dell’omosessualità che vengono fatte nella Bibbia. Le diverse posizioni delle varie chiese e denominazioni cristiane sull’argomento pongono il problema sull’effettiva possibilità di una dottrina coerente e unitaria all’interno del cristianesimo contemporaneo. I testi che si occupano di relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso si verificano inoltre in contesti molto differenti tra loro .

 

 

Sodoma e Gomorra… e la mancanza di ospitalità.

 

Il primo brano della Bibbia che tratta del tema, peraltro molto conosciuto, si trova nel libro della Genesi, capitoli 18 e 19. Si tratta del noto episodio di Sodoma e Gomorra, due città situate nei pressi del Mar Morto. Nel particolare viene narrato l’episodio del nipote di Abramo, Lot, che decide di trovare rifugio con il suo clan presso Sodoma. All’inizio gli abitanti della città sembravano molto ospitali ma poi, durante la notte, attorno alla casa dove si trovava Lot con i suoi, si affolla una moria di gente di ogni età, e il narratore che scrive specifica che avevano delle brutte intenzioni: volevano abusare di loro (Genesi 19: 4-5). Gli angeli di Yahweh colpirono gli oppressori con una cecità improvvisa. Sebbene nel corso dei secoli questo episodio sia stato visto come una esplicita condanna di qualsiasi atto omosessuale, in realtà esaminando con attenzione il testo ciò che Dio vuol punire non è il loro istinto sessuale (che peraltro è presente in ognuno di noi, se pur in forme diverse) ma la loro mancanza di ospitalità che, secondo la Torah, era considerata sacra a quel tempo. Tale lettura, che agli occhi dei cristiani moderni può sembrare una novità, in realtà era già presente nel Talmud che la interpreta come una mancanza di carità e una palese violazione del dovere sociale dell’ospitalità. La stessa visione è quella di Gesù di Nazareth quando dice ai suoi discepoli che la retribuzione per le case e le città che non li accolgono sarà peggiore di quella delle città di Sodoma e Gomorra (Matteo 10: 14-15).

Per alcuni studiosi l’interpretazione puramente sessuale del brano risale al III secolo a. C., causato dal confronto fra due culture diverse: quella giudaica e quella ellenica. Di fronte alle pratiche di nudità in vigore nelle palestre greche i religiosi più ortodossi avrebbero visto in Sodoma una sorta di prefigurazione della civiltà dei Greci. Questa ipotesi potrebbe trovare un fondamento storiografico nel Libro dei Giubilei al capitolo 16 (II sec. a. C. ), nel Testamento di Neftali capitolo 3 e nel Testamento di Levi capitolo 14, tutti libri appartenenti al Testamento dei dodici patriarchi (fine II secolo a. C.).

 

 

Levitico e la condanna dell’idolatria.

 

Il versetto del Levitico dove è scritto: «se un uomo giace con un maschio come fa con una donna, hanno commesso tutti e due un abominio; saranno messi a morte entrambi. Il loro sangue ricadrà su di loro» (Levitico 20:13), è stato interpretato per secoli, sia da ebrei che dai cristiani, come un chiaro divieto contro gli atti omosessuali in genere. In realtà questa lettura non tiene conto del contesto in cui il libro è stato scritto, né tantomeno dell’obbiettivo che il libro si pone, che è quello di distinguere il comportamento degli Israeliti monoteisti dagli abitanti di Canaan, i quali seguivano il politeismo e la prostituzione sacra. Per questa ragione è più logico pensare che la condanna non sia tanto rivolta agli atti omosessuali in genere ma agli atti sessuali e omosessuali come parte di rituali settari della religione cananea. Ciò viene confermato dal fatto che né il lesbismo né la masturbazione sono condannati, questo perché chi partecipava e officiava questi riti erano sicuramente uomini, che quindi secondo i protocolli del rito erano costretti ad avere rapporti carnali tra di loro.

 

 

Davide e Gionatan: un amore profondo… e lecito.

 

I libri di Samuele riportano il profondo affetto tra Gionatan, figlio del re Saul, e Davide:

«Saul comunicò a suo figlio Gionatan… di voler far uccidere Davide, ma Gionatan aveva molto affetto per Davide e lo avvertì» ( I Samuele 19:1-2);

«Una grande afflizione provo per te, fratello mio Gionatan: mi sei stato molto caro! Il tuo amore per me è stato meraviglioso, sorpassando l’amore delle donne» (II Samuele 1:26).

Bisogna essere ciechi per non capire l’amore profondo tra questi due personaggi, a testimonianza che l’amore tra persone dello stesso sesso non era condannato all’interno del popolo di Israele.

 

 

Gli eunuchi… nei Vangeli.

 

Il concetto di “eunuco” riportato in Matteo 19:12 non riguarda l’immagine che abbiamo noi degli eunuchi come “palestrati” di colore e nel contempo dei “castrati” che vigilavano le donne di un signore o di un principe. Tale immagine la possiamo ritrovare nei film di Totò  ma non nei racconti evangelici, dove l’eunuco era colui che non si sposava o comunque che aveva un orientamento sessuale non rivolto verso il sesso femminile. Tale concetto è spiegato molto bene da Clemente Alessandrino nel suo trattato Stomateis, dove riporta anche un’interpretazione precedente, quella di Basilide, che appunta spiega tale concetto.

 

 

Gesù e l’amante del centurione romano.

 

L’episodio del servo del centurione in Luca 7:1-10 ci da un dettaglio molto importante: al v. 2 l’autore del vangelo ci spiega che il soldato amava e stimava il suo servo, rapporto sicuramente non usuale a quel tempo tra un servo e il suo padrone. Ciò ci conferma del profondo rapporto intimo che intercorreva tra i due. Gesù nell’episodio non lancia condanne ma semplicemente guarisce a distanza il servo malato che recupera la salute.

 

 

Paolo… l’incompreso.

 

Nella Lettera dell’apostolo Paolo ai Romani si legge:

«Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi,  poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento» (Romani 1: 24-27).

Questo passo è stato letteralmente misinterpretato, leggendolo come condanna palese dell’omosessualità, quando leggendo tra le righe si capisce bene che il tema principale è la condanna dell’idolatria e dei culti ad essa connessi, di cui si è parlato in precedenza.

 

 

Conclusioni.

 

Esistono altri passi nella Bibbia che trattano il tema dell’omosessualità. Possiamo concludere con serenità che non esiste nessuna condanna palese dell’omosessualità. La Bibbia condanna invece l’idolatria, considerata come un peccato imperdonabile perché implica l’adorazione di altre entità che non sono Yahweh le quali, secondo la mentalità degli uomini del tempo, avrebbero preteso un culto fondato su rituali macabri dove erano presenti atti sessuali, prevalentemente tra uomini, e a volte anche sacrifici umani. Soprattutto le fonti ci trasmettono che spesso venivano sacrificati dei bambini.

Matteo Maria Donati

 

 

PS: L’immagine è una pittura su tela del 1868, di Frederic Leihton. Si trova nel Minneapolis Institute of Art. Il titolo dell’opera è Jonathan token to David.

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