Multiformi famigli-E

Dopo che il neo eletto ministro alla Famiglia e disabilità ha dichiarato: “Le famiglie arcobaleno non esistono per legge in questo momento” ora anche Papa Francesco afferma: “La famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna”.

 

 

Noi esistiamo!

 

Alle dichiarazioni di Fontana è subito seguita la risposta delle numerose “famiglie arcobaleno” che già esistono da decenni anche in Italia e che hanno sfidato il ministro: “Guardaci! Noi esistiamo!“.

Anche la senatrice Monica Cirinnà (il cui nome è legato al disegno di legge sulle unioni civili finalmemte approvato nella precedente legislatura) ha subito reagito: si è presentata in senato con la t-shirt di famiglie arcobaleno nella seduta in cui si doveva votare la fiducia al governo Conte e ha stretto la mano al ministro Fontana e gli ha ricordato che la legge 76/2016 esiste e va rispettata: è una legge dello Stato.

Le famiglie arcobaleno esistono e ora sono tutelate da una legge dello Stato. Per cui nessun ministro può affermare il contrario!

 

 

Francesco, guardaci!

 

Non solo è necessario chiedere al neoministro della Famiglia e disabilità di guardare la realtà. Di fronte all’ennessima dichiarazione omofoba della chiesa cattolica, occorre con forza chiedere che anche il Papa guardi e veda le famiglie arcobaleno presenti anche dentro la chiesa cattolica.

Non si tratta solo di una realtà presente fuori dai confini del cattolicesimo. Anche dentro le parrocchie, le comunità di famiglie che condividono fede e progetti di vita insieme, dentro l’associazionismo cattolico esistono tante famiglie arcobaleno. Ed è grave che un Papa si permetta di affermare che è immagine di Dio solo la coppia uomo-donna.

 

 

Grave pregiudizio ideologico.

 

Perchè affermare che “la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna”?

Il tutto nasce da un pregiudizio che non ha nessun fondamento biblico (e tantomeno antropologico!). Un pregiudizio ideologico basato su presupposto che la forma di famiglia padre-madre-figli sia l’unica vera, naturale e corretta.

Già parlare di “naturale” oggi è culturalmente antiquato e fuori luogo: subito sorgerebbero le contestazioni di antropologi, psicologi, sessuologi, filosofi, ecc. a contestarne la pertinenza. Men che meno mettere l’accento sull’aggettivo “unica”. E le altre forme di famiglia che esistono in giro per il mondo e sono sempre esistite, quindi, cosa sarebbero?

E’ evidentissimo che l’affermazione papale è intrisa di ideologia e, perciò, viziata alla radice nel suo ragionamento e nelle sue conclusioni erronee.

 

 

Famiglie umane (al plurale).

 

Nel libro “Contro natura. Una lettera la Papa” l’antropologo italiano Francesco Remotti scrive: “Gli antropologi hanno da sempre dovuto fare i conti con la molteplicità: se la negassero, avrebbero semplicemente da chiudere bottega. Essi non possono permettersi di affermare che c’è un unico tipo di famiglia. Fin dalle origini della loro disciplina non hanno potuto fare altro che constatare che nel mondo ci sono – o ci sono stati – tanti modi diversi di organizzare i rapporti familiari“.

E poi passa in sommaria rassegna alcune modalità in cui la “famiglia” ha preso forma nella storia dell’umanità e nelle diversa culture presenti oggi sul nostro Pianeta. Una molteplicità e varietà che lascia a bocca aperta per la grande creatività in cui l’uomo ha trovato modi per soddisfare questo bisogno universale di legame e cura. Comprese forme non monogamiche che, non per questo, non sono state (e non sono – dove a tutt’oggi presenti) funzionali.

Non solo. La disamina e lo studio delle diverse forme antropologiche di famiglie mostra come l’istituto culturale “famiglia” non è nè assoluto nè – tantomeno – stabile: esso muta nel tempo e cambia a seconda delle situazioni, delle mutate condizioni sociali, dell’incontro con altre culture, ecc.

E’ sotto gli occhi di tutti come anche oggi la “famiglia” stia assumendo diverse forme: alcune già in uso nel passato, altre completamente nuove. E tutte sono “famigli-E”: tutte sono lecite e antropologicamente possibili. Per questo (specie oggi) il plurale è d’obbligo!

 

 

E la Bibbia?

 

La citazione di Genesi 1, 27 sottintesa nella dichiarazione del Papa appare molto problematica. Innanzitutto, a rigor di logica, se l’unione di uomo-donna fosse da intendere letteralmente come “immagine del divino”, allora nel divino dovrebbero esserci solo due persone e di queste una dovrebbe essere donna. Invece la dottrina cattolica afferma che il divino sarebbe “padre-figlio-spirito” e, quindi, una triade che potremmo vedere rispecchiata solo in una relazione poliamorosa gay. Ma dato che la dottrina cattolica è ben lungi da pensare il divino in questa modalità, è evidente che quella espressione biblica “a immagine di” non va presa assolutamente alla lettera.

Questo ci permette, quindi, per estensione, di affermare che quel brano va interpretato e non preso alla lettera. In caso contrario il Papa dovrebbe spiegarci con quali criteri ermeneutici una parte del testo biblico (“a immagine di”) la sottopone a interpretazione analogica e l’altra parte (maschio e femmina li creò”) invece la prende alla lettera.

Sulla scia degli innumeravoli studi biblici, noi ci permettiamo di ricordare anzitutto che “Adam” è nome collettivo: è il genere umano. E quindi ci pare abbastanza evidente che, osservando il genere umano, chi ha scrisse quella pagine stava semplicemnte osservando la compresenza di maschi e femmine nella società.

Non solo. Ricordiamo anche che la tradizione giudaica corresse la Bibbia aggiungendo un “terzo genere”: i tumtum, che per noi potrebbere essere un termine-ombrello sotto cui radunare tutte le altre identità di genere non conforme al netto binarismo.

Infine, aggiungiamo che l’approccio psicologico/psicanalitico alla Bibbia (dichiarato lecito da un documento della Pontificia Commissione Biblica del Vaticano nel 1993) ci ricorda che in ciascuno di noi (a qualsivoglia identità di genere apparteniamo) coesistono il maschile e il femminile. E, quindi, quel versetto della Bibbia potrebbe anche essere interpretato così: “ciascuno di noi è immagine del divino in quanto coesistono in complementarietà armonica entrambi i principi maschile e femminile“.

 

 

Famigli-E bibliche.

 

Non da ultimo vorrremmo anche portare all’attenzione del Papa la compresenza di diverse forme di relazione anche all’interno della stessa Bibbia.

A partire dal patriarca Abramo, padre e iniziatore della fede ebraica (e cristiana), che aveva sì una molgie (Sara) ma anche una concubina (Agar) regolarmente ammessa nella loro relazione, tant’è che Sara, visto che non riusciva a restare incinta, invita il marito a unirsi a lei (Genesi 16,  2).

Per non parlare delle tre donne prese in moglie da Esaù (Genesi 36, 1ss).

Abbiamo poi il leggendario re Davide (l’unto del Signore) che tradisce la moglie con Betsabea e fa uccidere il marito di lei (2 Samuele 11).

Sempre riguardo a Davide, troviamo anche la sua relazione con Gionata, che ha ben poco di amicale e molto di erotico; a tal punto che la Bibbia scrive: “Gionata strinse un patto con Davide, perchè lo amava come se stesso” (1 Samuele 18, 3).

E ancora più avanti nella Bibbbia si parlerà di Noemi e Rut.

E non parliamo della famiglia di Gesù, che ha ben poco di “normale” – come vorrebbero sbandierare i fautori della “famiglia tradizionale”: una ragazza madre (rimasta incinta non si sa da chi; si narra di un fantomatico “angelo/spirito santo” che la copre – verbo sessualmente molto allusivo) promessa sposa a Giuseppe (che si trova cornificato prima di sposarla ma fa di tutto per evitarle la lapidazione) il quale adotta il figlio che le nasce e che non è suo; per poi sparire presto dalla loro vita.

Potremmo andare avanti a lungo. Ma non è l’intento di questo scritto;Cce invece vuole solo mettere in luce che anche nella Bibbia stessa sotto il termine ombrello “famiglia” ci stanno tante forme di convivenza, molte delle quali distanti anni luce da quanto continua a sbandierare come unica possibile la chiesa cattolica.

 

 

Concludendo.

 

Nel concludere, vorremmo invitare entrambi (sia il ministro Fontana sia Papa Francesco) a dismettere anche solo per un attimo il proprio punto di vista per scendere (metaforicamente e non solo) in strada per incontrare la realtà quotidiana: quella realtà fatta di persone che si amano, indipendentemente dalla loro indentità od orientamento di genere e dal numero e dalla forma in cui questo amore prende forma; dove i loro figli e figlie si sentono cercati, attesi, desiderati, amati, accuditi, accompagnati nella crescita; dove a fondare e tenere salda la famiglia, più che la conseguineità o “naturalità”, sono l’amore e l’affetto reciproci. Perchè forse questa oggi (come scrive lo psicologo Federico Ferrari nel libro “La famiglia inattesa“) è la domanda e sfida che le famiglie arcobaleno pongono alla nostra società.

Noi MCC da decenni abbiamo accolto questa sfida e celebriamo la grande creatività della vita (o dello Spirito – per chi crede) che si manifesta anche nelle innumerevoli forme di relazioni e di famigli-E presenti nell’intera umanità. E i plurali sono d’obbligo!

 

Rev. Mario Bonfanti

 

 

 

 

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