Santità queer: Dio nei nostri corpi.

Oggi 1 Novembre si celebra nelle chiese cattolica e ortodossa la Solennità di Ognissanti.

 

 

Origine e storia.

Nel IV secolo d.C. in alcune comunità cristiane si cominciarono a ricordare quelle persone che avevano dato la vita per la fede: i martiri. Le prime tracce sono attestate ad Antiochia, dove per la prima volta i seguaci di Gesù furono chiamati cristiani, e fanno riferimento alla domenica successiva alla Pentecoste. Questa usanza viene citata anche nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo (407) ed è preservata fino ad oggi dalle Chiese orientali.

La Festa di Ognissanti fu, però, celebrata per la prima volta a Roma il 13 Maggio del 609 d.C., in occasione della consacrazione del Pantheon alla Vergine Maria.

Successivamente, Papa Gregorio III stabilì che la Festa dal 13 Maggio venisse spostata al 1° Novembre, come avveniva già da tempo in Francia.

Fu circa nel IX secolo d.C. che la Festa di Ognissanti venne ufficialmente istituzionalizzata e quindi estesa a tutta la Chiesa, per opera di Papa Gregorio IV.

 

 

Ognissanti e Halloween.

L’antropologo James Frazer, osservando che, prima di diventare festa di precetto, la festa di Tutti i Santi veniva già festeggiata in Inghilterra il 1º novembre, ipotizzò che tale data fosse stata scelta dalla Chiesa per creare una continuità cristiana con Samhain, l’antica festa celtica del nuovo anno, in seguito alle richieste pressanti provenienti dal mondo monastico irlandese.

Secondo le credenze celtiche, durante la festa del Samhain, i morti sarebbero potuti ritornare nei luoghi che avevano frequentato mentre erano in vita. E così, in quel giorno, si tenevano celebrazioni gioiose in loro onore.

I monaci irlandesi facero pressione per una cristianizzazione di questa festa pagana. E così Samhain venne ribattezzata Halloween, contrazione All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: quindi, vigilia di tutti i Santi.

 

 

La santità in principio.

Trovo questa assimilazione molto feconda: infatti, essendo la festa del Samhain l’inizio del nuovo anno, far coincidere questa ricorrenza celtica con la festra di Ognissanti poneva simbolicamente l’attenzione sulla santità come germoglio di un nuovo inizio. E dato che nella prima cristianità “sant*” erano tutt* coloro che seguivano la via insegnata da Gesù, iniziare il nuovo anno con questa ricorrenza ricordava che l’amore incondizionato di Dio per ogni creatura e la conseguente via nonviolenta insegnataci da Gesù possono davvero essere il seme di una umanità rinnovata.

In principio, quindi, la santità: una santità non intensa in senso personale, ma collettivo, come condizione nella quale ci troviamo per il fatto di essere amati da Dio in modo incondizionato. Un essere immersi in quella benedizione cosmica del creato, cui fa riferimento il teologo Matthew Fox (In principio era la gioia, Fazi Editore, Roma, 2011, pp. 126ss) nel suo recupero delle radici cristiane più antiche.

 

Deviazioni personalistiche.

Purtroppo nei secoli, soprattutto a causa di una interpretazione del cristianesimo basata sulla filosofia di Plotino, si è passati ad una riduzione personalistica della santità come ricerca privatistica della perfezione. E così da condizione connaturata all’essere, la santità è divenuta una meta da conquistare con grande fatica, sforzi e sacrifici.

E questo ha comportato una vera e propria degenerazione del cristianesimo. Lo psicologo Otto Rank parlò di questo spostamento come di una “malattia della perfezione“. Un perfezionismo che parte dal presupposto (totalmente contrario al penisero biblico) che l’umanità è decaduta da una primigenia perfezione; e che fonda tutta la spiritualità su una disumana eroica ricerca egoistica di perfezione, simboleggiata nella scala o montagna su cui inerpicarsi per raggiungere la vetta della santità dove, finalmente, essere lontani dal popolo e completamente illibati. E così verginità, castità, purezza divennero valori assoluti. E i santi e le sante lo strumento attraverso cui ostentare e imporre valori disumani e castranti.

Tutto l’opposto della vita e del messaggio lasciatoci da Gesù.

 

 

Rivendicazioni queer.

La teologia queer si pone l’obiettivo di smontare dall’interno questa teologia coloniale che viene data per assodata dai più, allo scopo di riportare all’attenzione il nucleo scandaloso del cristianesimo: l’incarnazione di Dio nella nostra corporeità (e quindi anche nella nostra sessaulità).

Scrive la teologia Marcella Althaus-Reid: “Ciò che dobbiamo recuperare in teologia è la memoria dello scandalo. Lo scandalo teologico è che i corpi parlano e Dio parla per mezzo loro (…) Dobbiamo liberare Dio dal suo presente ostaggio della teologia eterosessuale e creare una teologia a partire dalle relazioni d’amore che stanno ai margini” (Marcella Althaus-Reid, Il Dio queer, Claudiana, Torino, 2014, pp. 92s.).

Al contrario, anche oggi, purtroppo, il Vaticano usa la proclamazione di nuovi santi come strumento ideologico per colonizzare le masse e imporre la propria morale e antropologia maschilista eterosessuale.

 

 

Conclusione.

Urge, quindi, riportare al centro lo scandalo cristiano dell’incarnazione e celebrare la santità non di angelici eterei spiriti inumani (quasi come zombie) ma di persone reali in carne ed ossa, pienamente incarnate nelle diverse identità di genere, nei più svariati orientamenti sessuali e relazioni sessuali, anche non conformi.

Perchè la santità non è una conquista da raggiungere, ma una realtà nella quale siamo immersi per il semplice fatto di esistere. Santità significa essere immersi nell’energia cosmica, ed essere corpi sessuati benedetti.

 

Buona festa della santità!

rev. Mario Bonfanti

 

 

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