Scalpore nel Giardini Vaticani.

Ha sollevato recentemente scalpore, negli ambienti cattolici più conservatori, la cerimonia che ha dato avvio al Sinodo sull’Amazzonia, tenutasi nei Giardini Vaticani alla presenza del Papa e di diversi cardinali.

 

Numerosi nativi amazzonici, che probabilmente, in seno alle loro tribù e popoli, svolgono il ruolo di “sacerdoti”, “sacerdotesse” o “stregoni” (mi manca la terminologia esatta), hanno svolto, assieme a diversi partecipanti occidentali (c’erano poi diversi spettatori, tra cui il Papa e i prelati), una cerimonia molto suggestiva, a cui certamente anch’io avrei voluto partecipare.

 

Su una coperta stesa a terra, simboleggiante, pare, il Rio delle Amazzoni, erano disseminati vari oggetti dal forte significato spirituale, tra cui hanno sollevato particolare scandalo tra i cattolici conservatori una statuetta di Pachamama (da Wikipedia: Pachamama [anche Pacha Mama o Mama Pacha] significa in lingua quechua Madre terra. Si tratta di una divinità venerata dagli Inca e da altri popoli abitanti l’altipiano andino, quali gli Aymara e i Quechua. È la dea della terra, dell’agricoltura e della fertilità) sotto forma di donna incinta, con ben evidente il figlio nel grembo, e quella che sembra una divinità simile al Priapo greco, con il fallo eretto: una raffigurazione della fertilità della Natura?

 

Il commentatore tradizionalista del video parla con disprezzo del “paganesimo”, dei “selvaggi”, del “culto della Natura”, degli “alberi come quelli dei rivoluzionari francesi”: come ha commentato il pastore UU Alessandro Falasca, quello che per noi (UU e Cerchio) è una grande speranza, per altri è un enorme scandalo, e i tradizionalisti, nel loro torto, fanno molto bene a evidenziare questo avvenimento, a mio avviso di portata non lieve.

 

A ogni modo, pur con le dovute differenze, questo rito non può non farmi venire in mente le forme nuove di “celebrazione” e “liturgia” che sperimentiamo al Cerchio: danze, omaggi alla Terra, oggetti simbolici, preghiere che esulino da un contesto strettamente cristiano…

 

A margine del video prodotto da ambienti cattolici tradizionalisti, che appunto mostra diversi momenti della celebrazione ai Giardini Vaticani, compare anche un breve video che, se ho capito bene, è stato filmato in una chiesa di Roma, una celebrazione che fa parte del complesso del Sinodo: una ragazza, certamente sudamericana, compie una bellissima danza a piedi nudi, con un gran libro aperto tra le mani, e volteggia con grande grazia, quasi a voler offrire la Parola non solo a chi, attorno a lei, canta e batte la mani, ma anche al Cielo, come a dire: Tu ci hai donato la Parola, ed ecco, noi in cambio, danzando e cantando, la offriamo a TeQuesto pezzo del video in questione è posto proprio alla fine, dopo le immagini della cerimonia svolta di fronte a Francesco, senza commenti, dopo i tanti sproloqui razzisti a corredo delle immagini filmate in Vaticano.

 

Questi due momenti, a cui avrei voluto avere la fortuna di assistere, sono stati certamente molto commoventi, e nella loro evidente attitudine “universalista”, costituiscono certo una speranza per quanti tra noi auspicano un avvicinamento tra le religioni del mondo, un superamento di forme esclusivamente cristiane nel culto, un “post-cristianesimo”, oppure un “cristianesimo universalista”, che veda nel Vangelo una guida preziosissima, ma non l’unica, nell’accidentato percorso dell’umanità, e che proponga un culto “in spirito e verità” fatto di forme provenienti dalla tradizione certo, ma anche di creatività e fantasia, sia individuali che provenienti da culture “altre”.

 

Come sappiamo, il massimo che un Papa può fare è dare un colpo al cerchio (universalista) e uno alla botte (tradizionalista/conservatore), anche se la Chiesa Cattolica dovesse sterzare decisamente verso un’attitudine del primo tipo, e forse il rito nei Giardini Vaticani è molto comune in Amazzonia e altrove, solo che questa volta il luogo e l’uditorio sono stati eccezionali; non ho potuto comunque notare con grande soddisfazione e un pizzico di orgoglio, fin dalle prime immagini, una certa “aria di casa” per chi frequenta il Cerchio e i seminari di Spiritualità del Creato, che tanto mi hanno dato in termini di crescita negli ultimi anni. E da universalista e post-cristiano convinto, non posso che ammirare Bergoglio per questo gesto coraggioso, che peraltro avvicina al Vaticano quelle “periferie” di cui spesso ha parlato. Ora sento i cattolici un po’ meno lontani.

 

Giacomo Tessaro

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