Siamo tutti donna.

Oggi ricorre la Giornata interazionale della Donna. Una occasione annuale sia per celebrare le conquiste sociali, economiche e politiche, sia per ricordare le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto.

 

 

Le origini della ricorrenza

 

Durante il VII Congresso della II Internazionale socialista, tenutosi a Stoccarda dal 18 al 24 agosto 1907 cui parteciparono le più importanti personalità marxiste del tempo (Rosa Luxemburg, Clara Zetkin e August Bebel, Lenin e Martov, Jean Jaurès) venne anche la questione femminile e la rivendicazione del voto alle donne.

Nel 1908, negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown presiedette la conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago nel Garrick Theater: quella conferenza, a cui tutte le donne erano invitate, fu chiamata «Woman’s Day», il giorno della donna. Si discusse dello sfruttamento operato dai datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne.

Quell’iniziativa portò il Partito socialista americano a raccomandare a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio 1909 all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909.

Mentre negli Stati Uniti continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei – Germania, Austria, Svizzera e Danimarca – la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste.

La manifestazione non fu ripetuta tutti gli anni, né celebrata in tutti i paesi.

 

 

Perchè l’8 marzo?

 

Allo scoppio della prima guerra mondiale, poi, la situazione rese impossibile le celebrazion, che, quindi, vennero sospese.

L’8 marzo 1917, a San Pietroburgo, le donne organizzarono e guidarono una grande manifestazione per chiedere la fine della guerra: la fiacca reazione dei cosacchi inviati a reprimere la protesta incoraggiò successive manifestazioni che portarono al crollo dello zarismo.

Per questo motivo, e in modo da fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste fissò all’8 marzo come «Giornata internazionale dell’operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia.

 

 

Le donne e la storia

 

Siamo purtroppo abituati a una narrazione della storia tutta al maschile. Nei libri di storia, sui quali abbiamo studiato, raramente compaiono figure femminili. Sono soprattutto gli uomini che vanno in guerra, vincono battaglie, governano popoli e nazioni. Così come i più grandi artisti e scienziati che hanno fatto la cultura sono maschi. Le donne passano in secondo piano. A il loro talento viene dimenticato. Si pensi solo alla sorella di Mozart che pare fosse un genio superiore al fratello. Ma caduta nel dimenticatoio.

Ci siamo così abituati a pensare a una società governata e guidata da maschi che hanno denaro e potere. E ci sembra la cosa più normale.

Eppure tantissime donne hanno fatto (e ancora oggi fanno) la storia e sono all’origine di profonde trasformazioni sociali nei paesi dove vivono. Solo per citare esempi comtemporanei: Malala, le donne che sfidano il potere in Arabia Saudita e prendo la patente di guidaVida Mohaved, il movimento Women March, donne per la pace, ecc.

Perchè, allora, ancora oggi la storia e la politica sono in mano soprattutto agli uomini?

 

 

La deriva patriarcale

 

La società attuale in cui viviamo è fondamentalmente patriarcale: il potere, l’autorità e il comando sono nelle mani degli uomini (eterosessuali) e la cultura stessa è intrisa di maschilismo (e quindi misoginia e omo-bi-transfobia).

Lo psichiatra e psicoterapeuta Claudio Naranjo afferma che tre sono le “patologie che affliggono la società patriarcale: l’autoritarismo, riflesso collettivo della paura; il conformismo, eco collettiva di ciò che nell’individuo è l’inerzia psico-spirituale; e lo spirito mercantile, che possiamo intendere come complicazione sociale della prostituzione della vita” (Claudio Naranjo, L’ego patriarcale).

 

 

Una deriva rischiosa per tutti

 

Nel video “Matriarchè” di Francesca Colombini e Monica Di Bernardo, l’attivista e ambientalista indiana Vandana Sjhiva dice: “Ci troviamo in un mondo patriarcale e capitalista: il capitalismo è il potere del denaro; il patriarcato è il potere degli uomini che gestiscono il denaro. E oggi questa combinazione sta annichilendo la Terra e distruggendo i diritti degli esseri umani. Questo sistema si basa sull’avidità e il potere”.

Un modello che sta portando alla distruzione del nostro pianeta; che perpetra guerre, invasioni, commercio di armi e traffico di esseri umani; aumenta le disuguaglianze sociali; e fomenta la fobia del diverso (LGBT o straniero che sia) e la violenza (e uccisione) delle donne.

Un modello che deforma anche l’odierna ricorrenza, trasformandola in una ennesima occasione commerciale per trarne profitto economico.

 

 

Invertire la rotta

 

Occorre invertire in fretta la rotta prima che questo modello sociale faccia troppi danni e distrugga la specie umana e la Terra stessa. Occorre tornare al matriarcato: che non è il potere alle donne (sarebbe la duplicazione dello stesso identico modello con un semplice cambio di sesso) ma un modello di organizzazione sociale basato sulla mutualità, eguaglianza (e non uguaglianza) rispetto (degli altri e della natura) collaborazione, pace e nonviolenza.

Come scrive Fritjif Capra ne La rete della vita questo sistema non è più sostenibile. Occorre un nuovo paradigma: un modello ecologico (una ecologia profonda, non superficiale o altropocentrica) ed ecofemminista, che sposti il focus dall’uomo alla terra, dal mito del progresso alla Natura in tutte le sue reti e connessioni vitali che hanno reso possibile la comparsa anche dell’uomo sul nostro Pianeta. Un modello che vuole riportare quell’equilibrio dinamico che, solo, permette una sana esistenza per tutti gli esseri.

E come riequilibrare l’attuale società sbilanciata verso il polo maschile?

 

 

Recuperare la propria femminilità e superare il binarismo.

 

Sempre secondo Fritjif Capra è essenziale riportare alla luce e sviluppare a diversi livelli (personale, educativo, istituzionale, politico, economico…) il pensiero intuitivo, sintentico, olistico e non lineare (per compensare l’eccesso di razionalità, analisi e riduzionismo) e praticare valori quali la conservazione, cooperazione e collaborazione (contro gli attuali must del progresso, competizione e dominio). Occorre cioè che ciascuno di noi (uomo donna, trans… che sia) recuperi la propria femminilità, perché tutti possiamo essere fonte di vita e allinearsi alla rete della vita.

E coltivare un pensiero non lineare e olistico, porterebbe la nostra cultura anche ad andare oltre il rigido binarismo di genere che sta uccidendo (interiormente e psicologicamente) moltissime persone, in quanto analizzando razionalmente riduce la complessità della realtà (anche umana) a polarità mortificanti.

Allora… buona Festa della nostra Femminilità.

rev. Mario Bonfanti

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