Un dio in TRANS–formazione. Riflessioni per in TDoV 2017

Siamo abituati a immaginare “dio” come un uomo, vecchio, magari sdraiato sulle nuvole del cielo circondato da angeli (secondo l’immaginario che campeggia in diverse chiese barocche).

Oppure i più evangelici lo immaginano come un “padre”.

E forse crediamo che questa sia la corretta (e unica) immagine cristiana.

Invece nella Bibbia “dio” è rappresentato con diverse multiformi metafore: gallina (Matteo 23, 37); aquila (Esodo 19, 4); madre (Isaia 49, 15); roccia (Deuteronomio 32, 4); stupratore (Geremia 20, 7); vendicatore (Salmo 94); terribile (Salmo 76, 8); casalinga (Luca 15, 8); impastatrice (Matteo 13, 33); pastore (Salmo 23); e tante altre ancora.

Nei secoli, però, il cristianesimo si è in fretta sbarazzato di tutta questa ricchezza, riducendo l’immaginario divino a pochissime metafore. Viene da chiedersi subito il perché.

Intanto c’è da ricordare che, quando Costantino intuì la potenziale utilità del cristianesimo per l’unità dell’Impero, l’immagine di “dio” che prevalse fu quella di “dux” (condottiero e vincitore in guerra): una immagine pericolosissima (da cui la stessa Bibbia aveva grande diffidenza) e che produsse per secoli massacri a non finire in nome della croce (in stile Isis).

Già secoli prima, in Oriente, un “dio” maschile e guerriero aveva soppiantato le divinità femminili dei periodi precedenti e i loro culti legati alle acque, alla fertilità e alla nascita dall’utero (come dimostra il libro di Riane Eisler, Il calice e la spada).

Quando poi i cristiani avviarono una campagna di conversione forzata dei pagani, distruggendone i templi, “dio” divenne il maschio guerriero stupratore: il padre eterosessuale che genera il figlio (Gesù) ingravidando una povera vergine (Maria) da lui sedotta con uno stratagemma (come fece anche Zeus/Giove).

E questa immagine di “dio” produsse una religione maschilista, eterosessuale, omofoba, misogina… che vediamo – ahimè – diffusa ancora oggi.

Ma, visto che “dio” (e spiego così il senso delle virgolette) non è una persona, ma una metafora grazie alla quale l’uomo cerca di dare nome al senso della vita, perché non recuperare la straordinaria ricchezza biblica con la sua trans-itorietà? In fondo nella Bibbia “dio” si trans-forma sempre: si manifesta sempre in diverse fogge; e l’uomo biblico, quando ne parla, usa immagini sempre nuove. Un “dio” in trans-ito perché sempre al di là (trascendente) e oltre l’immagine che noi ce ne facciamo (santo).

Potremmo dire quindi che dio è trans. Forse è la categoria che più vi si addice.

Oggi ricorre la Giornata Internazionale della Visibilità Transgender.

E un cristianesimo basato su un “dio trans” produrrebbe sicuramente maggior giustizia e spazio per tutt*, proprio grazie alle sue continue trasformazioni di senso, che vanno dal maschio eterosessuale (dio padre) alla Spirita Santa (in ebraico “spirito” è nome femminile) al figlio bisessuale (Gesù), alla madre amorevole, all’angelo (p)a(n)sessuale, al soffio vitale (neutro e impersonale), ecc.

Un “dio” finalmente inclusiv* di tutt* noi.

 

Buon TDoV a tutt*!

rev. Mario Bonfanti

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